di Beppe Pezzetto - Canavesealcentro.it

E’ praticamente arrivato l’autunno, l’inaspettata campagna elettorale, e anche due gocce d’acqua. Tanto è bastato per spazzare via dai media, dai giornali e dalle Televisioni, quella siccità che sino a poche settimane fa, con la incomprensibile per tanti di noi guerra in Ucraina, era la notizia che dominava giornali, TG e talk vari.  
Uno sarebbe portato a pensare che il problema sia risolto, che i ghiacciai abbiano smesso di sciogliersi, che gli agricoltori recupereranno il mancato raccolto, le temperature (che sono sempre le più alte registrate nella storia dell’uomo, scenderanno) e che torneremo tra poco a mangiare le caldarroste.
Oltre due anni di pandemia sono già un ricordo e le promesse di riorganizzare il Sistema Sanitario Nazionale una balla che adesso non fa più audience, quindi i virologi che non sono riusciti a fare il salto in politica lentamente spariranno dai radar della comunicazione, sino al prossimo giro.
Viviamo in un mondo in cui con estrema facilità si identificano problemi che sono giganteschi, che mettono in discussione equilibri globali e che richiedono per questo un lavoro enorme di presa di coscienza collettiva, di cambiamento del modello di vita di ogni singolo, di sviluppo di nuove soluzioni, insomma cose molto complesse e dai tempi lunghi.
Ma questo richiede fatica, perseveranza, capacità di adattamento, la consapevolezza che bisogna uscire dalle nostre “comfort zone” altrimenti sarà la Natura stessa a farcene uscire e non saranno modalità troppo delicate.
Dal caldo afoso ci hanno buttati nel dramma del freddo inverno, dalle immagini di fiumi in secca, di informazioni su come proteggerci dal caldo torrido restando praticamente in mutande, adesso ci prospettano mesi in casa con sciarpe e giacche a vento e piumoni, l’unica costante pare essere quella che resteremo in mutande.
Ho come l’impressione che alla risposta a problemi complessi, che prevede ritorni nel medio lungo periodo e anche scelte nel breve impopolari, la politica, in senso lato, preferisca spostare di volta in volta l’attenzione sul prossimo dramma, tanto l’estate è alle spalle, e per la prossima il problema sarà di qualcun altro, o meglio di tutti. 

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