Sono il Sindaco di una cittadina piemontese, abbiamo un Ospedale che in questa fase della pandemia è diventato completamente Covid e un pronto soccorso che per questo motivo è stato temporaneamente chiuso.

Nella confusione della prima fase quasi quotidianamente portavamo agli “eroi” (infermieri, medici, volontari) materiale indispensabile (mascherine, camici, visiere). Era scattato un senso di solidarietà e unione emozionante nei loro confronti, fatto di piccoli ma importanti gesti: dal disegno del bambino, al caffè, dal croissant alla pizza, uscivamo dai balconi ed applaudivamo a queste nostre persone speciali.

Oggi gli stessi “eroi” di ieri stanno con fatica e sacrificio anche personale combattendo questa seconda battaglia di una pandemia spaventosa esattamente come ieri ma purtroppo più soli.

Come Sindaco, oggi, ho dovuto spiegare a diversi cittadini che per chi lavora quotidianamente negli ospedali il Covid non è un business, che non è vero che ogni malato vale 2000 euro, che sono tutte “palle”, che gli “eroi” di ieri non lo fanno per soldi, e che “la terra non è piatta”.

Quasi quotidianamente sento al telefono quegli “eroi” che ho imparato a conoscere meglio a Marzo, sento nelle loro parole la voglia ostinata di combattere, ma anche un pizzico di amarezza e solitudine.

Mi sono sentito in dovere di scrivere queste poche righe, più come cittadino che come Sindaco: forse adesso gli “eroi” non hanno bisogno delle nostre mascherine ma hanno bisogno, e tanto, della nostra vicinanza e del nostro affetto.

Siamo tutti dalla stessa parte, ma loro sono in prima linea, hanno bisogno del nostro “rispetto” anche nei comportamenti quotidiani. (Beppe Pezzetto - Cittadino e Sindaco della Città di Cuorgnè)

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