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di Ombretta Bertoldo – Canavesealcentro.it

Ombretta, canavesana da generazioni, ha vissuto a lungo a Torino dove si è laureata con lode in Psicologia del Lavoro. Ha scelto di tornare in Canavese con la sua famiglia, considerandolo il luogo giusto per «radicarsi». Ha esperienza in ambito Human Resources in contesti sia multinazionali sia di start-up d'impresa ed è oggi Head of HR di una realtà di servizi informatici nel settore Energy & Utility. Collabora, parallelamente, come consulente per la Pubblica Amministrazione operando negli Organismi di Valutazione della performance del personale Dirigente. E' interessata da sempre ai temi della solidarietà sociale, dell'educazione, di digitalizzazione ed innovazione oltre che di benessere psico-fisico.

Qualche settimana fa si è tenuto a Forno il Festival Olistico. Il termine «olistico» è piuttosto utilizzato nella storia recente; deriva da un termine greco, che indica «tutto, intero, totale» e porta con sé un significato profondo nelle sue applicazioni a discipline e pratiche. Spesso è anche abusato e usato impropriamente: in ambito aziendale mi è capitato anche di sentir parlare di management olistico, vedendo molto entusiasmo, ma poche volte un’interpretazione coerente. Al di là delle sfumature e della competenza specifica, trovo che sia fantastico che un festival olistico, di per sé prodotto nuovo, si sia organizzato proprio a Forno, paese della tradizione, dal retaggio industriale forte e dal presente in divenire.

Quello che mi ha colpito è stato il contrasto: parlare di benessere, spirituale e fisico, far provare esperienze, avvicinare ad una visione dell’essere umano concepito come unità di corpo, mente e spirito, inserita in un determinato ecosistema per cercare il ben-essere totale sfruttando luoghi di tradizione e mentalità totalmente diverse. Così, la cosiddetta Ex Area Obert che, nell’epoca d’oro dello stampaggio a caldo era una fabbrica prosperosa, ha ospitato sessioni di campane eoliche e terapia del gong. Scendendo per la via principale del paese, i visitatori chiedevano dove fosse la «Casa del Popolo», edificio citato in Wikipedia come «la casa del fascio dell’eccidio del 1943», per unirsi ai gruppi di yoga e suono, tra i tanti.

Se l’approccio olistico richiede all’individuo di partecipare attivamente, di prendere consapevolezza di sé e mettersi in discussione per arrivare alla salute completa attraverso il cambiamento, allora il messaggio lanciato a Forno è ancora più importante. Talvolta, sono proprio i contrasti e gli ossimori, affascinanti e potenzialmente disturbanti per definizione, a promuovere un cambiamento. Penso che sarebbe bello promuovere sempre più momenti diversi di conoscenza, scambio, cultura, sperimentazione per valorizzare i nostri luoghi, che si portano addosso un passato importante e, spesso, sono alla ricerca della costruzione di un futuro che non è ancora così ben definito.

Mi verrebbe da citare il motto «un popolo che non ricorda il proprio passato è un popolo senza futuro», a cui aggiungerei la considerazione per cui è bello costruire il futuro partendo dalle idee, dalle tradizioni e senza aver paura di sperimentare e innovare. Tutto questo in un ecosistema interessante, poliedrico, che funziona bene come contenitore di energia e innovazione unite alla tradizione.