Tutti concentrati sulle beghe interne al nostro Paese: la balcanizzazione del centro destra, il patto del Nazareno, la fronda interna al Partito Democratico, il salto della quaglia dei parlamentari del M5S, la rissa alla Camera dei Deputati, l'implosione di Scelta Civica, la discesa in campo di Passera con Italia Unica...
 
Tutte queste notizie, elezione del Presidente delle Repubblica compreso, hanno contribuito a renderci distratti, o meglio hanno distolto la nostra attenzione, e peggio ancora l'attenzione della nostra politica, da due scenari di geopolitica in continua evoluzione che rischiano di innescare azioni/reazioni non solo in campo politico, ma economico e militare, dagli scenari imprevedibili.
 
A nord le tensioni tra Ucraina e Russia hanno ripreso vigore, ed in questa partita, che tutti capiamo sia non solo di tipo politico, ma strategico - economico, il braccio di ferro tra Putin e Obama viene giocato sul terreno dell'Europa rischiando di implodere. La partita comunque ha già evidenziato la debolezza dell'Europa, o meglio il predominio delle individualità sulla politica d'insieme (leggasi Francia e Germania) più interessate a porsi come mediatori di una soluzione tra i due contendenti che non leda troppo i loro importanti rapporti economici - un po' come dire: "l'embargo alla Russia è voluta dall'Europa, ma noi due cerchiamo di trovare una soluzione, Putin ricordatene!".
 
L'altra partita si gioca a sud, ed è logisticamente molto più vicina a noi, riguarda la polveriera Libica, con l'avanzata dell'ISIS che presto si troverà di fronte alla nostra penisola: in questo frangente dovremo capire come intervenire cercando di non restare da soli con il cerino in mano. Gli scenari che si dipingono sembrano portarci indietro ad un tempo che abbiamo letto nei libri di storia o visto in più o meno credibili ricostruzioni cinematografiche, pare di assistere alla chiamata alle armi per una "crociata laica" senza né capo né coda.
 
Il tutto buttato su una società italiana ed europea provata da anni di crisi, e quindi molto più fragile, paradossalmente verificandosi in un momento in cui alcuni barlumi di ripresa fanno capolino, ma che potrebbero essere resi vani. Pensiamo ad esempio che, per quel che concerne la dipendenza energetica del nostro Paese, siamo legati mani e piedi a due nazioni che guarda caso si chiamano Russia e Libia.
 
E per non farci mancare nulla, non abbiamo parlato della terza variabile, il cui effetto e conseguente scenario non è sperimentabile in laboratorio: la variabile Grecia. Insomma condizioni da "tempesta perfetta" a meno che, tutti questi shock non risveglino repentinamente il nostro continente, una sorta di "terapia d'urto".

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