Come dire, in questo caso, l’esperienza non insegna nulla, e quindi ci ritroviamo in questo agosto abbastanza torrido, a scoprire che stiamo bruciando per fini speculativi o per idiozia, parte della foresta amazzonica e parte delle foreste Africane, il tutto documentato da fotografie dallo spazio che dovrebbero far allarmare le persone dotate di un minimo di buonsenso. Tralascio i roghi locali che ci hanno toccato sulla pelle nei mesi e negli anni scorsi, fino al prossimo non se ne parlerà più e chi se ne frega della fauna e della flora, dei fumi che sono saliti in cielo, il vento li porterà da qualche altra parte, le piante, forse ricresceranno (anche se nel frattempo alla prima pioggia intensa aumenteranno i rischi di frane o allagamenti) per non parlare dei poveri animali che se non sono morti nei roghi faticheranno per un po’ a trovare del cibo.

Qualcuno, ho letto, dice che sono allarmismi ingiustificati, che in fondo è da sempre che la terra brucia, vorrei che lo spiegassero a chi si è trovato il fuoco a pochi metri da casa nel recente incendio del parco del Santuario di Belmonte, ai Vigili del Fuoco, ai volontari dell’AIB e alle tante persone che in quelle notti si sono adoperate per spegnere le fiamme appiccate da qualche idiota (escludendo l’autocombustione). Tornando all’argomento principale, i dati che sono stati forniti dai media dovrebbero farci rabbrividire in 2 giorni in Angola sono stati registrati 6902 incendi, nella Repubblica Democratica del Congo 3395, mentre in Brasile “solo” 2127.  Nell’Amazzonia tra gennaio e giugno sono stati bruciati 320.000 ettari di foresta, un campo da calcio ogni 40 secondi.

Non sono certamente in grado di entrare nel dettaglio dell’argomento, capisco l’esigenza in alcune zone di avere spazi dediti al pascolo, ma ritengo che la tematica ambientale dovrebbe prevaricare i confini e i nazionalismi e trovare dei punti di sintesi mettendo in atto azioni che consentano di governare il problema trovando le soluzioni più adatte ... qui non si tratta di giocare a Risiko, ma di preservare per le future generazioni la nostra Terra.

Prima di concludere apro una piccola parentesi personale, leggendo della situazione in Amazzonia, mi è tornata alla mente una iniziativa a cui avevo partecipato nel 1989. Ero molto più giovane e cantavo in un complesso i “Blame of Leave” eravamo stati inviatati già 30 anni fa, insieme ad altri gruppi, ad un concerto che voleva evidenziare la distruzione in atto nella foresta Amazzonica, e per l’occasione ci era stato chiesto di comporre una canzone a tema.

Ricordo che avevamo fatto stampare anche delle magliette con dei cingolati che si facevano strada tra piante altissime e animali che fuggivano. Ecco rivedo in molti giovani una nuova voglia di farsi sentire, come avevamo noi all’ora, mi auguro che non si arrendano e siano sempre più numerosi. P.s. Anche se la registrazione non è digitale come quelle di oggi, se volete per curiosità ascoltare il pezzo, si chiama “Messaggi” e su YouTube lo potete trovare CLICCANDO QUI...
Attendo Vostri commenti. (blog di Beppe Pezzetto).

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