Treno Paradiso, capitolo II.  In realtà i capitoli sull’argomento sarebbero molti di più, ma lasciando perdere il passato e guardando avanti, al futuro, eccomi nuovamente qui sulle pagine della rubrica «Canavese al Centro» a parlare di uno dei miei personali (a cui fortunatamente nel tempo si sono unite altre voci) «cavalli di battaglia» e che riguarda l’ammodernamento e sviluppo del collegamento ferroviario Torino – Pont. C.se. Da anni infatti sostengo che un moderno collegamento ferroviario (metropolitano) sia una leva fondamentale per lo sviluppo di un territorio, del nostro territorio!
Di seguito proverò sinteticamente ad enunciare gli elementi che stanno alla base della mia tesi con la speranza che altri prendano sempre più coscienza della valenza di questa operazione che deve necessariamente restare sotto la lente di ingrandimento dei diversi portatori di interessi (stockholder) perché proceda e perché a contorno venga già da oggi tenuto conto di questa potenzialità nelle diverse azioni che si vorranno mettere in atto, non da ultime quelle di marketing territoriale.

Non è certo in queste poche righe che si possono sviscerare i punti di forza e di debolezza, le opportunità o le minacce di questo progetto, ma da subito si possono individuare alcuni utili aspetti per una macro analisi costi-benefici. Sarebbe un errore guardare a questo progetto come un mero investimento infrastrutturale, così come sarebbe un errore circoscriverne l’impatto al solo utilizzo da parte dei residenti o degli studenti nel periodo scolastico, questo è un di cui ma non certamente l’aspetto principale, guardando il dito e non la luna il ritorno non giustificherebbe lo sforzo economico, certamente vi sarebbero altre alternative di mobilità.

Ma perché allora farlo e perché gli stockholder di un territorio, i cittadini dovrebbero essere interessati a questo progetto, che sicuramente in una prima fase potrebbe addirittura arrecare dei disagi? La maggior parte dei residenti infatti è stanziale, ha una mobilità geograficamente limitata e si reca a Torino sporadicamente e se lo fa usa l’auto, ad eccezione dei pendolari (che numericamente sono pochi rispetto alla massa e agli studenti). Certo chi non ha mai fatto il pendolare non può capire cosa voglia dire in termini di qualità del servizio e costi avere un efficiente servizio pubblico, poter evitare di usare l’auto con costi e rischi annessi e connessi. Questa è la parte attrattiva da subito del progetto.
Ma guardando oltre, il reale beneficio «comune» che un servizio ferroviario adeguato ai tempi potrebbe avere come ricadute economico e sociali nel medio/lungo periodo sul nostro territorio, si rivolge ad un potenziale mercato accresciuto con la pandemia, di famiglie mediamente giovani che cercano luoghi in cui trasferirsi a vivere e che abbiano caratteristiche di cui disponiamo ma che spesso per «abitudine» tendiamo a sottovalutare: spazi, verde, rapporto con il costo degli immobili, in sintesi «qualità della vita». Cercano però luoghi collegati con infrastrutture fisiche e tecnologiche ecco perché la ferrovia è una delle discriminanti.

Attrarre nuova residenzialità giovane è l’ingranaggio che consentirebbe di attivare nel tempo un processo virtuoso di crescita economica e sociale. Non da ultimo la possibilità di attrarre un turismo di nicchia nel suo insieme, ma con numeri enormi per le nostre dimensioni di turismo green nazionale ed internazionale che cerca luoghi come i nostri.
La domanda sollecita l’offerta e su questo abbiamo ancora ampi margini di miglioramento e fortunatamente abbiamo le condizioni offerte da Madre Natura che non tutti hanno.Dobbiamo salire sul treno che passa e non perderlo, e che grazie anche alla volontà di alcuni esponenti politici locali sembra essere finalmente partito.

Beppe Pezzetto

 

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