L’Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers è stato un punto di svolta nella cultura umana. Fu l’ideologia che sottostava all’opera a renderla fondamentale. L’ Encyclopédie aveva il fine di essere la summa dell’intera conoscenza umana. Una raccolta di tutto scibile umano, ordinato e catalogato. La nascita del progetto che ha portato Diderot e d’Alembert a creare l’Enciclopedia fu la naturale conclusione di secoli di filosofia durante i quali si era lungamente cercato di creare un sistema che riuscisse a unificare l’intero universo. Paradossalmente il maggiore esempio storico di catalogazione del sapere è stato un totale fallimento e ha avuto il merito di dimostrare esattamente il contrario: l’impossibilità di catalogare il sapere. Le seguenti edizioni dell’Enciclopedia diventarono sempre più corpose fino a diventare impossibili da completare. La censura non aiutò gli enciclopedisti e il progetto si risolse in un fallimento. Non è possibile ordinare tutto ciò che l’uomo può conoscere.
 
Sono passati 230 anni e ci ritroviamo all’estremo opposto. Il sapere umano è diventato un insieme di infinite e scoordinate ramificazioni iper-specialistiche. Al giorno d’oggi l’interesse degli uomini di cultura non è più sapere tutto, è sapere tutto di un singolo argomento. Rivolgendosi all’alta cultura e alle scienze esatte questa tendenza raggiunge i propri massimi. Ci si trova davanti a altissimi intelletti che conoscono maniacalmente un solo argomento disprezzando praticamente tutto il resto. La concezione del dotto sette/ottocentesco che dedicava la sua intera esistenza alla conoscenza a tutto tondo è ormai fuori moda. 
 
Vedo in questo processo un ritorno al passato. Cambiano i tempi, non cambiano i modi. Nel medioevo le botteghe degli artigiani erano dei luoghi dove i maestri di un’arte comunicavano solo a pochi eletti i propri segreti. L’allievo lo faceva poi a sua volta con un proprio allievo e così via. Il fatto di essere gli unici a conoscere come produrre particolari materiali o prodotti garantiva agli artigiani e alle loro gilde un potere sproporzionato. In alcuni campi del sapere questo sta già succedendo, con professionisti o professori universitari che educano i propri pupilli sottopagati in modo da creare il loro perfetto rimpiazzo. E i pupilli sottopagati presto faranno lo stesso con altri pupilli probabilmente ancora più sottopagati. 
 
Artigiani intellettuali: grandissime menti che hanno trovato all’interno della parcellizzazione della cultura la propria nicchia di sapere specialistico che conservano con estrema gelosia. (blog di Pietro Franchitti)

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