di Giorgio Cortese

Vi ricordate una volta durante l’estate che trovavamo nella buca della posta delle cartoline di luoghi di vacanza di parenti, amici e vicini di casa? Era l’estate il tempo delle cartoline, prima dell’avvento di internet. Ricordate quando allora si andava in viaggio e si mandava un pensiero a chi era rimasto a casa?

Mi ricordo che, quando da bambino andavo al mare a San Bartolomeo al Mare in Liguria, una delle prime azioni che si compivano dopo aver preso possesso della stanza della pensione ed esserci rinfrescati dal lungo viaggio in treno, che durava da Torino parecchie ore, si andava in passeggiata e si compravano le cartoline, un buon numero di francobolli e mia mamma  estraeva il foglietto con la lista degli indirizzi. 

Queste cartoline, spesso poi  venivano scritte qualche giorno  prima di partire. La sorpresa era poi trovare, tornando a casa di sapere chi ci avesse scritto, mia nonna le metteva in bella mostra sul mobile all’ingresso, e la prima cosa che facevo, appena ritornato a casa era di andarle a vedere. Pensate al percorso che hanno compiuto e compiono ancora oggi le poche cartoline che arrivano. Ne ho travate diverse in casa, un vecchio francobollo, poche parole scritte con riguardo, una firma vergata con la stilografica.

Immagino quelle che spedivamo noi, un  destinatario stupefatto, magari un signore con dei bei baffi, che se ne stava seduto in poltrona a leggere il giornale e poi entra la moglie che ha aperto la buca della posta, entrava e consegnava la cartolina, nel frattempo la moglie chiamava i figli e tutti cuoriosi accorrevano a guardare e ognuno vuole  rendere in mano la cartolina. Mi immagino, la madre che con voce ferma dice a tutti di stare buoni, perché volevano mica sciuparla. Erano scene di vita quotidiana, che sembrano lontanissime e che invece sono di un decennio addietro, ecco cosa succedeva  al tempo delle cartoline.

Oggi le persone quando sono in viaggio e non solo ci inondando con foto in tempo reale, grazie ai  social network e a Whatsapp, e non ci allontaniamo mai veramente  dalle persone che non partono con noi.. I tempi accelerano e le distanze si annullano, tutto in pochi secondi. Una volta, e anche adesso, spedire una cartolina, voleva dire impiegare del tempo nella scelta dell’immagine che ci piace e che sia gradita a chi la riceverà, nella scrittura anche di una sola frase, dell’indirizzo del destinatario, nella ricerca di un francobollo e di una cassetta postale in cui imbucarla, era ed è ancora un modo di dare più attenzione agli amici, anche da lontano.

Spedire una cartolina significa donare una parte del tempo del viaggio, che spesso coincide con quello della vacanza, a chi non è con noi; quindi è molto di più che regalare una foto, per di più scattata da qualcun altro e a volte con grafiche totalmente kitsch. Un altro valore aggiunto della cartolina è poi quello che potrebbe apparire un suo difetto: la non istantaneità del messaggio, e molte cartoline giungevano  dopo che noi eravmo arrivati.

Adesso, nell’epoca delle immagini digitali, le cartoline sono passate di moda. Che peccato, vero? Tra i miei amici ci sono alcuni viaggiatori, era bello sapere che anche dall’altro capo del mondo si ricordavano di me. Forse la mia è una delle ultime generazioni che ha avuto la fortuna di poter collezionare le cartoline, molti di noi hanno una grande scatola che trabocca di spiagge e monumenti, di capitali europee e di tramonti.

Anche voi ne possedete una, vero? Eh, ma noi certo non provavamo stupore nel ricevere una cartolina, i nostri occhi sono da tempo abituati allo skyline di Manhattan e a paesaggi tropicali, li abbiamo già veduti, pur non essendoci mai stati. Ma un tempo? Come sarà stato trovarsi tra le mani la fotografia di un luogo mai visto e magari tante volte immaginato? Che faccia avrà fatto il canavesano destinatario di questa immagine? Ma posso lasciarvi così, senza farvi un adeguato saluto? Saluti da Favria, saluti dal verde Canavese. (Giorgio Cortese)

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