Ecco la calda estate, dopo il gelido inverno e la speranza primaverile dei vaccini, ecco la rovente stagione che arde di calore con le sue carnose labbra di ciliegie, le sue guance seriche di pesca, i biondi sopraccigli di grano, e un un rosso peperone per naso,  come un novello Arcimboldo, eccola qua,  dopo la terza ondata pandemica, il confinamento, il peso straziante delle perdite di persone care, le angustie per il domani e la volontà di rimettersi in gioco, la paura, il desiderio, la rabbia, l’impotenza, l’estate porta con sé, insieme alle speranze della campagna vaccinale e alla certezza di riscatto, una voglia di rigenerazione, di aria, di libertà.

In questa stagione l’estate con la sua canicola le giornate trascorrono sulle  note dell’Estate vivaldiana, in bilico tra nostalgia struggente e ossessiva e tenace frinire di vita. Personalmente  non  ho una stagione preferita, apprezzo invece l’alternarsi dei mesi, quelli bui e raccolti dell’inverno, i colori caldi dei periodi autunnali e quelli brillanti della primavera. E poi c’è lei, adesso l’estate: sole, luce e afa. L’estate non vuol dire ozio, ma una stagione per riflettere, tirare le somme e progettare per il futuro. L’estate è una stagione accogliente, che nonostante il caldo asfissiante a tratti e il sole cocente, rimane quella che tinge gli animi dei colori più vividi.

Nella vita quotidiana ogni volta per la prima volta, e ogni momento l’unico momento. Questa estate abbiamo voglia di sorridere, di esserci e di stare tra le persone in sicurezza. Che bella l’estate  anche se dura il percorso di una goccia quando si stacca dal rubinetto e cade nel lavandino. Domando a chi mi legge se non Vi è mai capitato di  ammirare il cielo in una notte d'estate e scoprire con Vostro grande stupore che l'universo  Vi sorride? Sì, succede perché l’estate  è un sogno racchiuso in un istante. (Giorgio Cortese)

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