Ex protettorato britannico, Hong Kong ha sviluppato nei secoli una duplice natura, a cavallo tra valori occidentali e tradizioni cinesi. Divenuta nel 1997 una regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese, l’isola segue la formula politica: “Un Paese, due sistemi”, che le ha permesso di mantenere un sistema economico e un ordinamento istituzionale autonomi. Si tratta di un compromesso che ha agevolato tanto gli interessi economici del Paese quanto quelli delle aziende straniere, ma con il passare del tempo la Cina sembra sempre più intenzionata a riassorbire e omologare una popolazione abituata a una forte libertà di espressione.

Grazie alla sua condizione particolare, Hong Kong è riuscita a sottrarsi a questo imprinting, conservando il suo retaggio britannico e aperto verso la comunità internazionale L’esistenza stessa di Hong Kong è elemento di disturbo, perché mina le fondamenta ideologiche e amministrative della Repubblica Popolare Cinese. La Cina dalla repressione del 4 giugno 1989 in piazza Tienamen, continua a usare il pugno di ferro nel gestire il dissenso. Il partito è stato epurato dagli elementi riformisti, mentre le scuole educano le future generazioni con una nazionalistica che contrappone i valori cinesi alla corruzione dei poteri stranieri. Il risultato è che a 30 anni da Tienanmen i giovani cinesi del continente sono sempre meno alle narrazione Occidentale e a valori come democrazia e tutela dei diritti umani.

E il drago occupa l’Africa ed altri continenti, è agghiannciante coem nessun leader Europeo pronto a dare battaglia contro o pro immigrati non dica nulla su quello che accade a Hong Kong. Mi domando chi ha paura del drago? Ricordiamoci i drammi della storia, ebrai, armeni, le foibe e facciamo memoria dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Mentre in Occidente ci rempiamo la bocca con la parola democrazia, il dragone la soffoca e allarga il suo domino economico. (blog di Giorgio Cortese)

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