Quando sento parlare di Guido Gozzano la mia mente corre subito ad Agliè una perla del verde Canavese, luoghi in cui il poeta trascorse molto tempo e che videro il nascere di alcuni dei suoi capolavori, tra cui «La Signorina Felicita» dove il poeta fa chiaro cenno al territorio: Ivrea turrita, i colli di Montalto, / la Serra dritta, gli alberi, le chiese; / e il mio sogno di pace si protese / da quel rifugio luminoso ed alto”…. Purtroppo l’immagine che ci ha tramandato la scuola era quello di un poeta un po’ retrò e conservatore. 

Questa immagine anche lo stesso poeta in parte, ha contribuito a divulgare con le sue poesie come della Signorina Felicita, dell’Amica di nonna Speranza. Eppure Gozzano conosciuto ai più come il più importante esponente del Crepuscolarismo, è stato l’iniziatore della poesia italiana contemporanea. E’ stato, permettetemi di dire nella mia limitata conoscenza, il precursore di Montale, Saba, Ungaretti, tanto per citarne alcuni. Gozzano a prima vista sembra un poeta tradizionale e conservatore ma ha parodiato in maniera divertente la tradizione della poesia italiana. Nelle sue poesie Gozzano ha continui riferimenti alla letteratura precedente, da Dante a Petrarca, da Ariosto a Tasso, da Leopardi  e pure di D’Annunzio. 

Il suo non era un plagio ai vari poeti passati, ma una memoria di quanto avevano scritto dei grandi che presentava sotto una luce diversa, una poetica diremmo adesso postmoderna, alla faccia del conservatore, che riprendeva temi cari a grandi poeti del passato. Purtroppo Gozzano muore a 32 anni il 9 agosto 1916 lo stesso giono della presa di Gorizia da parte dell’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale. Nel primo dopoguerra funestato da due anni di bienno rosso e poi la presa del potera del fascismo non lasciano spazio alla figura di Gozzano. 

Il poeta Canavesano non era adatto alla prosa retoria del regime lui che era stato il maestro di giocolieri e funamboli del linguaggio viene releganto al polveroso stereotipo di poeta marginale senza capire subito dopo la sua morte che la sua poesia era anche ironica, perché molte volte sotto la superficie di un sorriso amaro, nei suoi versi emergono questioni e tematiche esistenziali tutt’altro che banali, come il motivo della morte, come chiama la Signora vestita di nulla, nel suo testo l’ipotesi. 

In conclusione può sembrare a prima vista che la poesia di Gozzano non abbia nulla di grandioso e di così importante nel suo contenuto da propormi qualche progetto per il futuro o dei manifesti per una nuova società ma che, al contrario, coglie la tristezza e la solitudine della nostra vita quotidiana. La sua poesia mi comunica un messaggio sempre attuale, nella vita l'attenzione ai sentimenti e la disponibilità a comunicare con gli altri rendono più facile affrontare le difficoltà quotidiane, anche quella della incombente presenza "la Signora vestita di nulla". (blog di Giorgio Cortese)

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