W l’Italia come cantava De Gregori... «W l’Italia che si dispera... che non ha paura... che lavora... che non muore. L’Italia tutta intera». E si W l’Italia che ha messo il cuore dentro alle scarpe e che corre più veloce del vento con coraggio, altruismo e fantasia, per “giocare” non solo sul campo di calcio la partita della vita. Che forza la Nazionale che unisce i cuori e le passioni di tutti noi, perché senza questo sano tifo sportivo di quando gioca una nazionale l’idea di Nazione Italiana, per come noi intendiamo oggi il termine nazione, si è formata relativamente tardi, sulla scorta di un mito più che altro letterario, che vedeva in Dante e in Petrarca i suoi più celebri e celebrati epigoni. 

Questa idea di Italia si è compiuta nel Patrio Stivale, a partire dalla Rivoluzione francese e dall’invasione napoleonica, un po’ per imitazione, e anche per reazione alla stessa occupazione francese. È quindi un fenomeno parzialmente tardivo,  se paragonato a quello che è accaduto in altri Paesi e, nel momento in cui ha preso corpo, è stato, ed è rimasto per parecchio tempo, patrimonio di élite ristrette, di gruppi di intellettuali, i quali sovente non erano neppure interamente d’accordo tra loro su che cosa fosse concretamente l’Italia, su quanto fosse circostanziata, su quanto fosse estesa. Il radicamento del concetto di essere tutti italiani per conto mio nasce con la Prima  Guerra Mondiale, dove nel tritacarne delle trincee si sono trovati il bracciante siciliano con il professore toscano e l’operaio di Torino. 

Ma il parlare tutti italiano si è esteso poi con la televisione. Prima,  contrariamente a quello che forse pensavano i patrioti del Risorgimento, non ci fu prima una nazione, che poi generò lo Stato. Si ebbe per contrasto uno Stato, che in qualche modo costruì la nazione. Poi la dittatura fascista con l’acceso nazionalismo fece guardare con sospetto il pensiero e la parola stessa Patria. Solo con gli anni ottanta del secolo scorso, in seguito alla nascita di partiti politici dalle sfumature federalistiche, se non addirittura secessionistiche portano alla ribalta il tema dell’identità nazionale. 

Oggi le recenti vittorie della nazionale di calcio ci fanno ritrovare la consapevolezza nazionale e, dunque, dell’Identità italiana, che trae linfa dall’idea di un passato comune e di una memoria condivisa. Evviva l’Italia grande Patria  con il gagliardo tricolore che si fonde con le piccole patrie dei campanili, presa dal dualismo tra  Nord e Sud e tentata dall’ omologazione indotta dai processi globali. W l’Italia Italia, idea antica, già presente in Dante, e come Stato nazionale relativamente giovane, sorto un secolo e mezzo fa. Un Paese che all’interno appare ripiegato sulle sue difficoltà, ma all’esterno è ammirato per arte, cultura e stile di vita che nei momenti di difficolta trova sempre la forza di rialzarsi. (blog di Giorgio Cortese)

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