di Giorgio Cortese
Chi trova un amico trova un tesoro, recita il proverbio. E non è soltanto un modo di dire: già Seneca, nel De amicitia, ricordava che mentre l’amore può ferire, l’amicizia autentica custodisce e guarisce. Oggi anche la scienza sembra confermarlo: le relazioni amicali funzionano come un vero “vaccino sociale”, capace di proteggerci dalla solitudine e di migliorare la salute mentale e fisica.
Fin dai primi anni di vita impariamo a stare con gli altri: attraverso il gioco, l’imitazione, la scoperta dell’altro come presenza familiare. Crescendo, l’amicizia si trasforma. Nell’infanzia nasce dall’affinità; nell’adolescenza diventa appartenenza e costruzione dell’identità; nell’età adulta si fa più selettiva, consapevole, profonda. Nella vecchiaia, infine, assume un valore quasi salvifico, perché difende dalla solitudine e restituisce senso al tempo.
Nel corso della vita alcune amicizie si dissolvono, altre resistono, altre ancora nascono in contesti inattesi, come il lavoro, dove la quotidianità condivisa può trasformarsi in legame autentico. Non è la formalità a rendere più professionali, ma la qualità del rapporto umano, fatto di fiducia, rispetto e sostegno reciproco.
Eppure l’amicizia non è mai semplice scambio. Non è calcolo, non è convenienza. È piuttosto un atto gratuito di presenza: un “esserci” che precede ogni vantaggio, come se l’altro fosse una parte di noi scelta liberamente oltre il sangue e la necessità. Anche la biologia, in modi ancora misteriosi, sembra suggerire che le affinità profonde tra individui non siano soltanto culturali, ma talvolta persino invisibilmente inscritte.
Oggi i social hanno ampliato le possibilità del contatto umano, ma non hanno mutato l’essenza dell’amicizia: possiamo accumulare connessioni, ma restano pochi i legami che resistono al tempo e al silenzio. Perché l’amicizia non si misura in quantità, ma nella qualità della presenza: nei silenzi condivisi, nelle assenze che pesano, nelle parole che sanno restare.
Alla fine, non scegliamo solo chi ci somiglia, ma chi sa restare quando il mondo diventa troppo pesante. E forse è proprio questo il suo segreto più profondo.
L’amicizia è ciò che impedisce all’essere umano di perdersi completamente dentro se stesso. E quando qualcuno resta senza doverlo fare, comprendiamo che la nostra fragilità non è una condanna, ma una forma nascosta di verità: siamo esseri incompleti per poter essere, finalmente, incontrati. Con amicizia, Giorgio Cortese.











