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blog di Giorgio Cortese

Gli acquazzoni non durano che una breve stagione. La pioggia cesserà, il sole uscirà e il più bello degli arcobaleni ci regalerà. La pioggia va sempre ascoltata, quando cade sta provando a dirci qualcosa. Infatti, sotto la pioggia i sogni si ascoltano meglio. Eppoi non vedo differenze tra il battito della pioggia e il battito di un cuore. Entrambi discreti ed entrambi cantastorie. La pioggia è democratica ed umile, cade in terra, dall’alto, e non fa distinzione, bagna tutti, ma c'è chi ritorna a casa e poi infine ci sono quelli che resteranno bagnati per sempre. 

I giorni di pioggia hanno il loro fascino, quella forte mi asciuga le lacrime e le fa scivolare a forma di gocce che scorrono ovunque sul mio viso, e quando smette lascio che l'aria mi asciughi, in modo naturale. Nel frattempo esulto e sorrido per ogni giorno di vita. Ho trovato, infine, in un libro un detto di un saggio indiano che sulle gocce di pioggia diceva: quando cade in bocca al serpente essa diventa veleno e quando invece stilla sul tronco del banano diventa canfora. Ecco siamo simili alle gocce di pioggia che rimangono pure finché non toccano terra. Nell'attimo in cui ciò avvenne, esse divengono gocce di fango. Anche noi esseri umani siamo puri ma poi il male del mondo cerca di corromperci. 

Nella  vita di tutti noi ci sono momenti di gioia pura nella nostra esistenza, ma noi siamo impreparati e sbadati, oppure protesi solo ad appropriarci di cose materiali, piaceri, sensazioni. Siamo incapaci di assimilare e vivere un’esperienza così bella e piena. Per questo che molte volte conosciamo solo la nostalgia della felicità, la malinconia di essersela lasciata sfuggire dalle mani come la sabbia.  Forse è quando smette di piovere che in realtà il tempo si ferma. Per qualche attimo, ma è lì che lo si vede proprio seduto che fa scorrere i nostri ricordi. Questo mi porta a pensare che la vera felicità non la trovo nel successo o nella ricchezza, ma bensì nell'apprezzare e amare con serenità quello che ci offre la natura. Lo scrittore americano Mark Twain scriveva: «Il dolore può bastare a se stesso, ma per apprezzare a fondo una gioia bisogna avere qualcuno con cui dividerla». L’altro nome della vera felicità è, quindi, amore e condividere questo con gli altri. (di Giorgio Cortese)