di Giorgio Cortese
Seduti nella sede del gruppo, dove gli antichi muri sembrano donare un po' di frescura nelle calde giornate di luglio, i soci Alpini si ritrovano a fare ciò che riesce loro meglio: riannodare i fili della memoria.
Basta una frase, un nome o un sorriso e i ricordi riaffiorano. «La prima volta non si dimentica mai», dice uno dei presenti. E subito il racconto prende vita: l'arrivo in caserma, le prime difficoltà, il pane condiviso, le amicizie nate quasi per caso e diventate legami destinati a durare per tutta la vita.
Ognuno custodisce la propria storia. C'era chi partiva subito, chi rimandava per gli studi e chi svolgeva incarichi diversi. Esperienze differenti, ma unite da un filo comune: la naja ha lasciato in tutti qualcosa di profondo, fatto di sacrificio, crescita e fraternità.
La conversazione si sposta poi sulle cerimonie e sulle manifestazioni degli Alpini. Per tutti rappresentano ancora oggi preziose occasioni di incontro, momenti in cui rinsaldare amicizie e trasmettere alle nuove generazioni i valori del Corpo: il senso del dovere, la solidarietà e l'amore per il proprio Paese.
Si parla anche del 4 novembre, una data che meriterebbe di essere conosciuta e ricordata da tutti, perché custodisce il significato della memoria e del servizio reso alla comunità nazionale.
Tra un aneddoto e l'altro riaffiorano episodi curiosi: il telefono che squillava all'improvviso, i soprannomi nati in caserma, gli amici incontrati lungo il cammino e le risate per quegli equivoci che il tempo non è riuscito a cancellare.
Quando il sole comincia a calare, resta un pensiero condiviso: al di là delle fatiche e delle difficoltà affrontate allora, la naja ha lasciato un patrimonio di amicizie, esperienze e ricordi che ancora oggi unisce gli Alpini. E in quel semplice stare insieme, tra le antiche mura della sede e con il cuore pieno di ricordi, ogni storia raccontata continua a vivere, passando di voce in voce e di generazione in generazione.













