di Giorgio Cortese
L’amico e Alpino Aldo, poliziotto locale in quiescenza, ricorda con emozione quando, verso la fine degli anni Settanta del Novecento, anche a Favria si celebrava solennemente San Sebastiano, patrono della Polizia Locale. Era una festa sentita e partecipata, che coinvolgeva i colleghi dei paesi vicini: Oglianico, Salassa, Cuorgnè, Castellamonte, Ozegna, Agliè, Feletto, Ciconio e molte altre municipalità.
Si era deciso allora di ricordare il Santo ogni anno a turno nei vari Comuni, come segno di unità e di appartenenza a una stessa missione: servire la comunità, garantire sicurezza, operare con dignità e spirito di sacrificio. Non era soltanto una ricorrenza religiosa, ma un momento di condivisione, di riconoscimento reciproco, di orgoglio per una divisa che rappresentava molto più di un lavoro.
Era una festa invocata e vissuta come protezione, come affidamento al Santo patrono per poter svolgere il proprio servizio nel miglior modo possibile e in sicurezza. Un modo per ricordare che dietro ogni uniforme batte un cuore umano, fatto di responsabilità, dedizione e coraggio.
Oggi, celebrare San Sebastiano significa ancora riconoscere pubblicamente il valore, la professionalità e l’impegno delle donne e degli uomini della Polizia Locale, presidio fondamentale di legalità e prossimità. In una fase storica in cui le sfide legate alla sicurezza urbana sono sempre più complesse e lo Stato fatica a garantire uomini e mezzi sufficienti nei territori, il ruolo della Polizia Locale diventa sempre più essenziale. È quindi fondamentale la vicinanza dei cittadini e delle amministrazioni locali a chi ogni giorno lavora sulle strade, nei quartieri, nelle piazze, a contatto diretto con la comunità.
Ma perché proprio San Sebastiano è il patrono della Polizia Locale?
Prima di essere ricordato come martire cristiano, Sebastiano fu un esempio di dedizione istituzionale. Le ricostruzioni storiche ci raccontano che fu un alto ufficiale dell’esercito romano, comandante della Guardia Pretoriana sotto l’imperatore Diocleziano. Non era soltanto un soldato, ma un vero pubblico ufficiale incaricato della vigilanza, della sicurezza dell’imperatore e del mantenimento dell’ordine nell’Urbe.
È proprio questa natura di “tutore dell’ordine” che crea il ponte ideale con la moderna Polizia Locale. Come gli agenti di oggi, Sebastiano operava nel cuore della vita cittadina, mediando tra l’autorità dello Stato e le necessità quotidiane della popolazione.
Il legame ufficiale tra il Santo e i vigili urbani è relativamente recente: fu Papa Pio XII, il 3 maggio 1957, a proclamarlo patrono della categoria. Una scelta che volle offrire agli operatori della Polizia Locale un modello di fedeltà al dovere unito a profonda umanità. Sebastiano, infatti, utilizzava la sua posizione per soccorrere con discrezione i cristiani perseguitati e i cittadini in difficoltà, incarnando lo spirito di servizio che ancora oggi caratterizza i comandi.
La festa del 20 gennaio è diventata così il momento cardine per i comandi di tutta Italia: non solo un atto di devozione, ma un’occasione per fare il bilancio dell’anno, rinnovare l’impegno e rafforzare il senso di appartenenza.
La storia di San Sebastiano e il ricordo delle celebrazioni di un tempo ci insegnano che il valore di una comunità si misura anche da come onora chi la protegge. Dietro ogni divisa c’è una persona che sceglie ogni giorno di mettersi al servizio degli altri, spesso in silenzio, senza clamore.
E se il mondo cambia, se le sfide diventano più complesse, resta immutato il bisogno di uomini e donne che credano nel bene comune. San Sebastiano continua a camminare idealmente accanto a loro, come simbolo di coraggio, giustizia e umanità.
Perché finché ci sarà qualcuno disposto a vegliare sulle nostre città con onestà e dedizione, ci sarà sempre speranza. E ogni strada, ogni piazza, ogni paese potrà sentirsi un po’ più sicuro, un po’ più unito, un po’ più umano.








