Galleria fotografica

di Giorgio Cortese

Il sole era alto nel cielo e il caldo dell’estate era diventato quasi insopportabile. La strada di campagna era vuota, l’asfalto bruciava e l’aria sembrava ferma. In una piccola piazzola, vicino a un albero, c’era un cane legato a una corda.

Era lì da solo, senza acqua e senza possibilità di trovare un riparo. Il suo pelo era sporco, pieno di polvere, il corpo era magro e stanco. Respirava lentamente e teneva la testa abbassata. Nei suoi occhi si vedeva la paura di chi era stato abbandonato e dimenticato.

Nessuno conosceva il suo vero nome. Quel cane aveva avuto una vita prima di quel giorno, forse una casa e qualcuno di cui si fidava, ma ora sembrava che il suo passato non importasse più a nessuno.

Era un incrocio tra un pastore belga e uno spinone: un cane forte, intelligente e affettuoso. Nonostante la sofferenza, dentro di lui c’era ancora una piccola speranza.

Quel giorno passò una macchina. A bordo c’era la famiglia Dogliana: papà Marco, mamma Elisa e la loro figlia Sofia.

Sofia guardò fuori dal finestrino e improvvisamente si agitò.

«Papà, fermati! C’è un cane lì! È tutto solo!» disse.

Marco si fermò e insieme alla famiglia si avvicinò lentamente.

«Povero piccolo… guardate com’è ridotto» disse Elisa con le lacrime agli occhi.

Sofia si abbassò vicino al cane: «Non avere paura… siamo qui per aiutarti.»

Il cane la guardò e mosse appena la coda.

Marco gli diede dell’acqua e chiamò subito il veterinario.

Poco dopo arrivò Cristian, il veterinario di fiducia della famiglia.

Appena vide il cane, si inginocchiò accanto a lui e iniziò a parlargli con voce calma.

«Ciao amico mio… tranquillo, non voglio farti del male. Voglio solo aiutarti.»

Cristian accarezzò lentamente il suo muso e controllò prima di tutto le sue condizioni.

Guardò le zampe, il pelo, gli occhi e il respiro.

«È molto debilitato» disse preoccupato. «È rimasto senza acqua e cibo per troppo tempo. È disidratato e ha perso molte energie.»

Sofia lo guardò spaventata: «Cristian, riuscirà a salvarsi?»

Il veterinario sorrise dolcemente.

«È un cane forte. Ha sofferto tanto, ma ha ancora voglia di vivere. Ora dobbiamo prenderci cura di lui.»

Cristian preparò tutto il necessario. Gli diede acqua lentamente per evitare che stesse male, controllò la temperatura e iniziò a pulire le ferite e la pelle sporca: «Piano piano, amico mio. Devi tornare a stare bene» gli diceva mentre lavorava.

Il cane all’inizio era impaurito, ma sentendo quelle parole iniziò a rilassarsi.

Cristian continuò la visita con attenzione: «Ha bisogno di riposo, di mangiare poco alla volta e di tante cure. Non possiamo farlo riprendere subito, il suo corpo è troppo stanco.»

Portò il cane nel suo ambulatorio e spiego cosa dovevano fare, per diversi giorni si prese cura di lui. Preparava pasti piccoli ma nutrienti, controllava ogni giorno il suo stato di salute e restava vicino a lui.

«Oggi hai mangiato un po’ di più, bravo ragazzo» diceva Cristian sorridendo che andava spesso spesso a trovarlo.

«Secondo te guarirà?» Disse Sofia

Cristian guardava il cane che lentamente ricominciava a muovere la coda: «Guarda i suoi occhi. Un cane che vuole vivere può superare tante cose. Ora ha solo bisogno di capire che non è più solo.»

Giorno dopo giorno Flock recuperò le forze. Tornò a stare in piedi, iniziò a giocare e quando vedeva arrivare Sofia correva verso di lei.

Dopo qualche settimana la famiglia Dogliana prese una decisione: «Questo cane ha già perso qualcuno una volta» disse Marco. «Non possiamo lasciarlo andare via di nuovo.»

Elisa sorrise: «Resterà con noi.»

Sofia abbracciò Flock: «Da oggi avrai una vera famiglia.»

Gli diedero quel nuovo nome: Flock.

Grazie all’amore della famiglia e alle cure del veterinario Cristian, quel cane che era stato abbandonato sotto il sole aveva trovato una nuova vita. Ma tanti altri animali non hanno la stessa fortuna. Alcune persone li prendono come fossero oggetti, qualcosa di bello da avere, e poi li abbandonano quando diventano un impegno. Un animale non è un soprammobile. Ha un cuore, prova paura, soffre e ama. Flock ha avuto il suo lieto fine perché qualcuno si è fermato. Perché qualcuno ha scelto di aiutare invece di passare oltre.