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di Giorgio Cortese

Ogni giorno porta con sé la meraviglia, anche quando sembra nascosta tra le pieghe delle cose ordinarie. La troviamo in un cielo improvviso, in un volto che ci sfiora, in un libro che apre mondi, in un dettaglio della strada che percorriamo senza fretta. Ciò che desideriamo è incantarci. Sono questi momenti che restano impressi, quelli che poi raccontiamo, quando tratteniamo il fiato davanti a un orizzonte, a un tramonto, a una parola che ci attraversa come luce. Non a caso si dice “mozzafiato”: la meraviglia è respiro, è vita che si rinnova.

Esiste un senso che precede tutti gli altri: il senso della meraviglia. Senza di esso, la realtà si appiattisce, diventa muta, neutra, priva di significato. È la qualità della nostra relazione con il mondo che ci rivela chi siamo, unici e irripetibili. Ed è proprio la capacità di stupirci a plasmare queste relazioni, a orientare il nostro sguardo verso ciò che ci nutre, verso ciò che ci dà direzione.

Chi non conosce lo stupore, spesso cerca sostituti: anestesie, illusioni, oggetti, fughe. Chi invece lo coltiva trova la sostanza vera, quella unica, irriducibile: legami, ispirazione, sostegno. Non si dissolve negli altri, non si compra, non si prende per abitudine. Sta davanti al mondo, aperto, vivo, protagonista.

Ogni volta che siamo toccati da qualcosa, stiamo già rispondendo a una chiamata della vita. Lo stupore non è un lusso, ma una responsabilità. Prendersi cura di ciò che ci afferra è il gesto più naturale e insieme più coraggioso.

Chi non prova incanto non può amare davvero. Non sa cosa ama, né cosa lo chiama. Chi invece riconosce l’incanto si mette in cammino verso la propria vocazione, scopre un destino. Dedica tempo, cuore e fatica a ciò che lo rapisce, a ciò che lo accende, a ciò che lo fa tremare di gioia. Così la vita diventa strada e respiro, e il cammino si illumina di senso.

Anche il percorso più quotidiano può diventare straordinario, se impariamo a guardare con occhi sempre nuovi. Questo è il potere dello stupore: non cambiare le cose, ma cambiare il nostro sguardo. La strada davanti a noi diventa un mosaico infinito di meraviglie, se sappiamo fermarci e osservare, se sappiamo ascoltare il silenzio tra le foglie e il tremito della luce.

Lo stupore non si limita ai grandi eventi. Si nasconde nei dettagli di ogni giorno: un albero in controluce, il tremito di una foglia, la curva di un sorriso inatteso, la luce che danza tra le case. Sta a noi esercitare l’attenzione che lo riconosce, perché – come diceva Chesterton – non esistono argomenti poco interessanti, ma persone poco interessate.

Lo stupore è la nostra vera appartenenza alla vita. Ci fa sentire vivi, ci chiama, ci difende dall’indifferenza, ci salva dalla fuga in dipendenze, anestesie e distrazioni. Ogni volta che ci fermiamo davanti a qualcosa che ci lascia senza fiato, lì stiamo incontrando il nostro destino.

La vita ci chiede: per quale stupore sei qui? E la risposta, qualunque sia, sarà il tuo modo unico di respirare, guardare e incantarti nel mondo.

Io, ogni giorno, continuo a stupirmi. È l’unica cosa che rende la vita degna di essere vissuta. Chi non è più capace di provare stupore e sorpresa, chi ha gli occhi spenti, è già come morto.

Stupirsi è un atto di coraggio, un atto di amore. È il respiro che ci ricorda chi siamo, la luce che illumina il nostro cammino, il filo invisibile che lega ogni cosa che amiamo. Ogni dettaglio, ogni istante custodisce una meraviglia. Sta a noi riconoscerla, custodirla e lasciarci trasformare dal suo splendore.

E allora, fermati. Respira. Guarda. Lasciati incantare. E senti la vita che ti attraversa come vento, come mare, come luce, come respiro. Ogni giorno, ogni istante, ogni gesto può diventare miracolo. E tu puoi essere il testimone di questo miracolo.