di Giorgio Cortese
Era una mattina di giugno. L'aria iniziava già a diventare calda e il sole prometteva una giornata dal clima quasi rovente. Patrizia uscì in giardino di buon'ora, approfittando delle ore più fresche per annaffiare le sue piante e prendersi cura dei fiori che tanto amava.
Mentre osservava le ortensie e le rose in piena fioritura, notò qualcosa muoversi lentamente vicino alla siepe. All'inizio pensò fosse una foglia trascinata dal vento, ma avvicinandosi con cautela si accorse che si trattava di un piccolo riccio.
L'animaletto sembrava spaesato. Forse era uscito dal suo rifugio in cerca di acqua o di un angolo ombreggiato dove ripararsi dal caldo crescente. Appena sentì i passi di Patrizia, si fermò di colpo e si chiuse su sé stesso, diventando una perfetta sfera di aculei.
Patrizia si arrestò immediatamente. Con delicatezza posò poco distante una ciotolina d'acqua fresca. Poi entrò in casa e prese una manciata di crocchette del suo cane Willy, pensando che quel piccolo visitatore potesse avere fame.
Willy, che aveva seguito tutta la scena dal portico, osservava con stupore. Con la testa inclinata e gli occhi pieni di curiosità, guardava quel curioso animaletto che non aveva mai visto così da vicino. Sembrava quasi chiedersi chi fosse quel nuovo ospite arrivato nel suo regno verde.
Passarono alcuni minuti nel silenzio del giardino, interrotto soltanto dal canto delle cicale. Lentamente il riccio capì che non correva alcun pericolo. Comparve prima il musetto umido, poi gli occhietti vivaci e infine le zampette. Con prudenza si avvicinò alla ciotola, bevve qualche sorso d'acqua e iniziò a sgranocchiare le crocchette.
Patrizia sorrise. Willy continuava a osservare la scena con meraviglia, quasi dimenticandosi delle sue stesse crocchette. Quel piccolo ospite stava regalando a entrambi una lezione preziosa.
Quando ebbe terminato il suo pasto, il riccio si fermò per qualche istante, come se volesse ringraziare a modo suo. Poi riprese il cammino tra i cespugli con il suo passo lento e prudente, fino a scomparire nel verde.
Patrizia rimase a guardare il punto in cui era sparito. Pensò a quante volte anche le persone si comportano come quel riccio: quando hanno paura, si chiudono in sé stesse, nascondono le proprie fragilità e mostrano soltanto le loro "spine". Dietro atteggiamenti freddi, silenzi o diffidenze si nasconde spesso un cuore che ha semplicemente bisogno di sentirsi al sicuro.
Quella mattina, nel suo giardino, la natura le aveva regalato una lezione semplice ma profonda.
L'incontro con il riccio insegnò a Patrizia che le difese servono a proteggerci nei momenti difficili. Le delusioni, le ferite e le paure possono spingerci a costruire muri intorno al nostro cuore.
Tuttavia, vivere sempre nascosti dietro quelle barriere significa rinunciare alla possibilità di essere compresi e amati. Proprio come il riccio che, sentendosi al sicuro, trova il coraggio di aprirsi e mostrare la sua parte più vulnerabile, anche noi dobbiamo imparare a fidarci delle persone che ci dimostrano rispetto, pazienza e gentilezza.
Le spine sono utili per difenderci, ma non possono diventare la nostra casa.
La vera forza non consiste nel tenere tutti lontani, ma nel trovare il coraggio di aprire il cuore a chi sa avvicinarsi con delicatezza. (Giorgio Cortese)












