di Giorgio Cortese
Da qualche anno Giulio aveva riscoperto la passione per il ballo, quella che aveva accompagnato la sua gioventù e che poi, come succede spesso nella vita, era rimasta da parte tra lavoro, famiglia e il classico «non ho tempo per queste cose». Da ragazzo non perdeva occasione per andare a ballare. C’erano le feste di paese, le orchestre dal vivo, le sale piene di risate e scarpe che scorrevano sul pavimento. Poi erano arrivati gli impegni, le responsabilità, gli anni che passano veloci.
Aveva pensato che quel pezzo di sé fosse rimasto indietro. Invece no.
Un giorno si era guardato allo specchio, aveva sistemato la barba ormai completamente bianca e si era detto:
Perché non ricominciare?
Così aveva iniziato a frequentare il Centro Incontri Pensionati del paese.
Le prime sere arrivava in punta di piedi, si sedeva con le mani intrecciate e osservava gli altri muoversi sulla pista. Gli sembravano tutti più sciolti, più sicuri.
Poi qualcuno gli aveva allungato una mano.
«Dai Giulio, prova.»
E il corpo aveva ricominciato a ricordare.
Un passo dopo l’altro.
Un sorriso dopo l’altro.
Fino a quando il sabato sera era diventato il momento più atteso della settimana.
Con l’estate la festa si spostava all’aperto.
Davanti al centro pensionati c’era una piccola piazzetta comunale raccolta e protetta da un cancello. Li attiguo il palazzo del Municipio “Villa Martinotti” dalla sua lunga storia . Poco più in là si apriva la piazza grande e subito dietro il Parco Martinotti, con i suoi alberi che nelle sere calde regalavano ombra e una brezza leggera.
Tra fili di lucine colorate, tavolini apparecchiati e musica nell’aria sembrava di tornare indietro nel tempo, in una balera di altri anni.
Ma il cuore di quelle serate erano le persone.
A cominciare dal presidente del Centro Incontri Pensionati, il signor Santo, affiancato dalla signora Francesca. Santo era uno di quelli che non si fermano mai. Fisico robusto, volto aperto, mani sempre occupate. Indossava quasi sempre la sua immancabile maglietta scura, diventata una specie di segno distintivo. Lo vedevi dappertutto. Sistemava sedie. Controllava la musica. Apriva il cancello. Salutava chi arrivava. Aiutava chi aveva bisogno. Conosceva tutti per nome e aveva il talento raro di far sentire ciascuno atteso. Accanto a lui c’era la dinamica Francesca.
Una signora di mezza età, pimpante e volenterosa, sempre con il passo veloce e il sorriso acceso.
Aveva l’energia di chi non aspetta che le cose accadano.
Se mancava una bottiglia d’acqua la portava. Se un tavolo era storto lo sistemava.
Se arrivava qualcuno da solo trovava il modo di farlo sentire parte del gruppo. Una presenza discreta ma indispensabile.
Prima dell’inizio Santo passò dai volontari. «Grazie a tutti. Senza di voi queste serate non avrebbero lo stesso sapore.»
E qualcuno rispose sorridendo: «Presidente, tu ci metti l’energia e noi ti seguiamo.»
Quel sabato Giulio era particolarmente di buon umore.
La mattina, seduto al Bar Italia davanti al caffè e al giornale aperto più per abitudine che per lettura, aveva già scritto nel gruppo: “Tavolino prenotato per le 20:30. Questa sera non si scappa!”
Le risposte arrivarono subito. Anna scrisse: “Presente!”
Anna era una donna elegante e tranquilla, di quelle che sanno ascoltare e ridono con gli occhi.
Franco rispose: “Porto le caramelle alla menta!” Franco era il simpatico del gruppo: raccontava sempre le stesse storie e riusciva comunque a far ridere tutti.
Poi arrivò Carla: “Giulio, stasera il fox è tuo!”
Carla era piena di energia, sempre pronta a trascinare gli altri sulla pista.
Alle otto e mezza Giulio arrivò. Camicia azzurra buona. Scarpe lucidate. Barba curata.
E quello sguardo di chi sta andando in un posto dove sa che starà bene.
All’ingresso trovò Santo: «Buonasera Giulio! Tavolino pronto. Stasera ti vedo carico.»
Giulio sorrise.
«Presidente… a settantotto anni bisogna recuperare il tempo perso.»
Santo scosse piano la testa: «Non si recupera niente. Si vive il presente. E tu lo stai facendo bene.»
Quelle parole gli rimasero dentro.
Partì il primo tango e Giulio invitò Anna: «Pronta?» «Vai tranquillo.»
Poi una mazurka. Poi una polka che fece ridere tutti perché Franco continuava a perdere il ritmo.
Tra un ballo e l’altro Santo passava tra i tavoli: «Serve acqua? Tutto bene?»
Sembrava divertirsi quasi più degli altri nel vedere le persone stare insieme.
Verso le undici arrivò il momento atteso.
L’orchestra annunciò: «E adesso… un fox!» Gli occhi di Giulio si illuminarono.
Il fox era sempre stato uno dei suoi preferiti. Carla si avvicinò: «Andiamo, maestro.»
«Piano con i complimenti» rispose lui ridendo.
Partirono. Giulio si lasciò portare dalla musica. Non pensava ai passi. Guardava le luci. Gli amici.
Le coppie che ridevano. Gli alberi secolari del parco con le fronde mosse da una leggera brezza sembravano applaudire. Santo vicino al cancello sorrideva. Francesca che sistemava un tavolo e poi si fermava a osservare la pista sorridendo. In quel momento sentì una cosa semplice e bellissima:
non stava tornando giovane.
Stava semplicemente vivendo bene il presente. Quando il brano finì tornò al tavolo con il fiato corto ma felice.
Santo applaudì: «Bravo Giulio. Hai capito una cosa importante.»
«Quale?»
«Che non esiste un’età per iniziare qualcosa di bello… o per ritrovare qualcosa che avevi lasciato in attesa.»
Giulio prese il bicchiere di gassosa. Guardò gli amici. E disse: «Pensavo che certe emozioni fossero finite con la giovinezza. Invece ho scoperto che cambiano forma… ma restano vive».
Gli amici brindarono. La musica ricominciò.
E in quella piccola piazzetta estiva del Centro Incontri Pensionati nessuno guardava la carta d’identità.
Ci si guardava negli occhi. Ci si cercava. Ci si invitava a ballare.
Perché nella vita non è mai troppo tardi per ritrovare qualcosa che ci ha fatto bene.
E quando incontri persone accoglienti e una comunità che ti aspetta, anche un semplice sabato sera può diventare una piccola festa del cuore.













