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di Giorgio Cortese

Cicerone mi ha lasciato un insegnamento semplice e potente: “Finché c’è vita, c’è speranza”. È un concetto che accompagna da sempre la mia esperienza, nei momenti di crisi, nella malattia, o quando la fiducia sembra l’unico filo rimasto. È quella scintilla che mi spinge a continuare, anche quando tutto sembra perduto. Ho letto in Sciascia, nella sua ultima opera Una storia semplice, un’altra prospettiva, più dura e provocatoria: “A un certo punto della vita non è la speranza l’ultima a morire, ma il morire è l’ultima speranza”.

Quelle parole mi hanno costretto a guardare in faccia il lato oscuro della condizione umana, dove la sofferenza estrema trasforma la fine stessa in una possibile liberazione. Non si tratta solo di malattia o dolore fisico: anche chi appare sano può trovarsi davanti a prove così insopportabili da far vacillare ogni certezza. Il poeta francese Charles Péguy aveva già osservato come sperare sia difficile, quasi vergognoso, mentre disperare sia semplice e naturale. E spesso ho percepito quanto la disperazione possa essere rapida, seducente, condurre alla solitudine più profonda. È in quei momenti che capisco il vero valore umano della presenza: consolare significa stare accanto a chi è solo, condividere il peso della disperazione, senza giudizio e senza soluzioni pronte.

È un atto che unisce amore, empatia e responsabilità. Altri autori, filosofi e poeti, mi hanno insegnato che l’arte e la letteratura servono a mostrarci ciò che normalmente evitiamo: la fragilità, il dolore, l’oscurità della condizione umana. Ci ricordano che solo guardando la realtà possiamo trasformare la sofferenza in consapevolezza e la paura in energia per agire. E così, anche quando tutto sembra perduto, so che esiste sempre una possibilità: aprire uno spazio di relazione, di ascolto, di cura. La speranza non è solo una scintilla dentro di me, ma anche la mano che posso tendere agli altri. In questo gesto semplice e universale risiede la vera grandezza dell’essere umano. Anche nei momenti più difficili, posso ricordarmi che finché mi connetto, condivido e accolgo, la speranza continua a vivere. E da questa consapevolezza nasce ogni possibilità di futuro. Buon anno!