Il 28 ottobre 1921 un treno parte da Aquileia con un carico molto speciale, in un vagone, riservato coperto dal tricolore con lo stemma sabaudo, viaggia il Milite Ignoto. La destinazione è Roma, dove il feretro sarà tumulato al Vittoriano in una cerimonia al tempo stesso mesta e grandiosa. Intanto il convoglio ferroviario attraversa l’Italia in una sorta di via crucis nazionale e militare. Un mix di trionfo della morte ma anche celebrazione della vita che continua per l’intera Patria. Allora al passaggio del convoglio le stazioni si gremirono, in silenzio, di soldati, autorità, bandiere ma soprattutto tanti, tanti comuni cittadini e cittadine.  Tutti, ma proprio tutti, vanno salutare il commilitone che non ce l’ha fatta. Altri vanno a versare una lacrima sul figlio che non è tornato dal fronte e non si sa nemmeno che fine abbia fatto.

Il Milite Ignoto impersona e rappresenta tutti, tanto che il treno è costretto continuamente a fischiare e a rallentare: anche fuori dalle città. Infatti la gente si assiepa vicino ai binari e si inginocchia al suo passaggio. Il Milite Ignoto è la risposta liberatoria sulla recente tragedia della Prima Guerra Mondiale, con dieci milioni di soldati morti e, che solo a distanza di quasi tre anni, inizia a far intravvedere le sue vere dimensioni.  Il Milite Ignoto, allora, cento anni fa è stato uno spettacolo collettivo abilmente diretto, capace di mobilitare ed emozionare le masse come mai era successo prima nell’Italia unita. Tra il 3 e il 4 novembre, Roma venne presa d’assalto da una moltitudine di popolo. Si parla allora di mezzo milione di non romani, giunti nella capitale con ogni mezzo, alcuni anche a piedi, per partecipare all’inumazione del nuovo eroe nazionale.  

Come Alpini di Favria, nel 97esimo anno di fondazione, vogliamo onorare anche noi il Milite Ignoto, davanti ai monumenti dei Caduti e anche al Cimitero, davanti al monumento dei Caduti senza Croce, perché il Milite Ignoto non è un condottiero o un re, ma uno sconosciuto uomo in uniforme. Forse un giovane studente in armi, forse un umile contadino coscritto, comunque un nessuno che avrebbe potuto essere chiunque, uno di noi, un nostro nonno o bisnonno che ha combattuto e non è più tornato a casa. Per tutti noi ancora oggi questo sconosciuto fante non è solo un simbolo di valore militare ma un ammonimento contro la violenza della guerra. Il Milite Ignoto è un patrimonio della memoria collettiva di tutti noi che dobbiamo omaggiare: il silenzioso anonimo cittadino comune, senza il quale anche lo Stato apparentemente più forte è destinato a cadere. W gli Alpini, W le Forze Armate, Evviva l’Italia. (blog di Giorgio Cortese)

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