Inizio con la precisazione che in italiano la parola emiro, dal vovabolario Treccani deriva dalla arabo amir, principe, comandante, governatore e presso gli Arabi, principe o capo, specialmente miliatre,  titolo tuttora portato dai sovrani di piccoli stati arabi, dalla stessa voce deriva anche il lemma ammiraglio e, da non confondere con la parola italiana miramolino, adattamento dell’arabo amir al-mu minin, emiro capo dei credenti, parola nata nel medioevo, presso i cronisti italiani, titolo dei califfi, e quindi dei sultani turchi.

In Afghanistan con un’avanzata durata dieci giorni sono state ribaltate vent’anni di occupazione e di sostegno in termini umani e di tantissimi soldi per una transizione alla democrazia. Una Caporetto, se usiamo un termine italiano un deblacle Usa se pensiamo allop sacchiere intermazionale dove lo stato che si crede campione della democrazia prima ha abbandonato i fedeli alleti Curdi in Siria e adesso i colaboratori afghani e non vorrei che questo accadesse anche a noi. Adesso noi scriviamo e leggiamo tantissime parole di circostanza sul destino di quelle persone, meglio donne nate nella parte sbagliata del globo. L’amara verità dopo le faldse parole di circostanza è che nessun  governo e nessun popolo vuol condurre una guerra senza fine o continuare a vedere i propri soldati cadere e spendere miliardi in operazioni di stabilizzazione senza orizzonte temporale definito, dove invece della democrazia cresce una corruzione che alla fine mangia se stessa con il risultato finale che è sotto gli occhi di tutti.

Il fallimento tra la recente ripresa dell’Afghanistan da parte dei taleban e gli sforzi dei Paesi occidentali impegnati nella coalizione che rovesciò il primo emirato dice molto sul Paese e sugli errori commessi in due decenni commessi da tutti. Insomma  con i partiti in Europa e negli Usa a favore o contro  della presenza militare nel mondo a secondo se sono al governo o all’opposizione senza un disegno per il futuro ma navigando a naso anzi l’agire dei governanti dell’Occidenti mi pare simile ad un boté, parola sempre araba che deriva dal persiano botè, siamo nell’area dell’ennesima figuraccia e spreco di vite e soldi che significa propriamente ammasso di foglie, poi indicato il tappeto  con il motivo ornamentale caratteristico dei tappeti orientali, dominante in molte varietà persiane e caucasiche dove alcuni  vi riconoscono un fico, altri un fiore di palma, altri più semplicemente una decorazione astratta, questa appunto come nei pensieri di quelli che per venti anni hanno orchestrato questo fallimento. (blog di Giorgio Cortese)

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