Il peperoncino viene da lontano ed ha una storia antichissima ed è arrivato in Europa, meglio in Spagna con le caravelle di Colombo. Testimonianze della sua esistenza ci sono nel Messico ed in Perù dai reperti archeologici che testimoniano il la sua coltivazione e uso già 9.000 anni fa. Questo ortaggio è protagonista in tutte le civiltà precolombiane, infatti presso gli Aztechi, i Maya e Inca il peperoncino era una pianta ritenuta sacra e usata anche come moneta di scambio. In tutti questi millenni, il peperoncino è stato utilizzato come frutto sacro, come medicina, come afrodisiaco, come strumento di magia e di tortura e come grande insaporitore. Abbinato ai fagioli, ma anche al cioccolatoe all’epoca della scoperta da parte degli spagnoli il peperoncino si era già differenziato in circa una dozzina di varietà che venivano coltivate dagli Atzechi per usi alimentari, medicamentosi e rituali.  

Come già detto in Europa il peperoncino è arrivato in Europa con Cristoforo Colombo, dopo la scoperta del nuovo continente chiamato poi America. La corte di Spagna era convinta di aver messo le mani su un grosso business. Il peperoncino però tradì ogni aspettativa di facili guadagni. Business non ce ne fu per tre motivi. Perché non fu gradito ai ricchi e ai nobili, che non ne apprezzarono il sapore piccante. Perché la facilità di coltivazione della pianta, che attecchisce anche in un vaso, eliminò la necessità dei viaggi e del commercio con la terra di origine. Ed infine il giudizio negativo della Chiesa che lo bollò con il gesuita Josè de Acosta come suscitatore di insani propositi. Gli indigeni amerindi lo chiamavano axi, in Europa venne chiamato pepe d’India, pepe cornuto e in Italia viene chiamato per la prima volta peperone. Un termine derivato dal piemontese.

Il termine peperoncino è assai recente, compare le prime volte sulla fine del 1900 come diminutivo di peperone, pevrun, povrun, peperone e peperoncino, povronin che deriva dal greco peperini, nome delcolore rossastro dei fiori e per analogia povron, il naso che diviene rosso per il freddo o dopo aver bevuto tanto vino. In Italia il peperoncino è diffuso solo presso i ceti popolari meno abbienti, i contadini del sud che lo utilizzano per insaporire i loro piatti poveri, guadagnandosi così l’appellativo di “spezia dei poveri”. Con la cucina povera fu amore a prima vista. Il peperoncino dava sapore a cibi che non ne avevano, conservava la carne quando i frigoriferi non c’erano, con le sue proprietà disinfettanti era di aiuto alle popolazioni dei paesi caldi. Così in poco tempo si diffonde tra le popolazioni povere con regimi alimentari monotoni e carenti di vitamine.

Col peperoncino i Messicani insaporivano le tortillas, gli Africani la manioca, gli Asiatici, le regioni meridionali e in special modo la Calabria hanno reso vivace la loro cucina povera e vegetariana. Con la loro fantasia hanno creato autentici “gioielli gastronomici”.  Per registrare le presenze del peperoncino ai livelli più alti ci vorrà la nascita del Futurismo. Il peperoncino compare infatti nel primo pranzo futurista dell’otto marzo 1931 con Filippo Tommaso Marinetti, che inaugura la Taverna Santo palato con un antipasto intuitivo fatto con dei peperoncini verdi all’interno dei quali sono nascosti biglietti con frasi di propaganda futurista. Oggi il peperoncino è diffuso in tutto il mondo e dopo il sale marino è l’alimento più utilizzato. In Europa la nazione che ne consuma di più è l’Ungheria dove prevale una polvere fatta con una varietà dolce chiamata Paprika. Seguono la Francia e la Spagna dove ci sono gli unici peperoncini con marchio europeo di qualità con marchio europeo di qualità. Da noi nel Belpaese il peperoncino è molto utilizzato nelle regioni meridionali e soprattutto in Calabria.

Il peperoncino rosso è associato al corno, ritenuto simbolo di buono auspicio nel neolitico, per la sua forma fallica, emblema di fertilità e forza fisica. Anche nel mondo animale le corna rappresentano forza e autodifesa. C’ è anche un mito su questo amleto, infatti ricordiamo la figura mitologica  di Amaltea, colei che allevò il  Zeus.  Si narra che questa fosse una capra, che allattò Zeus neonato, in una grotta sul monte Ida situata nell ‘isola di Creta. Alla sua morte il Dio per venerarla la pose tra gli astri del cielo, con la sua pelle si creò uno scudo, egida, e con le sue corna una cornucopia,  simbolo di abbondanza. (Giorgio Cortese)

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