Nel parco vicino a casa c'è una panchina che è una panchina per tutte le stagioni della vita. Le panchine custodiscono migliaia di storie meravigliose, ricordi di mani che si cercano, promesse mai mantenute, baci improvvisi. Tutti ne abbiamo una sulla quale il cuore è ancora seduto.

La panchina usata dagli studenti prima di entrare a scuola. La panchina durante la giornata  viene usata per leggere libri e per sognare. Questa panchina in un giorno d’estate, domenica pomeriggio era occupata da un vecchio alpino, perché l’Estate si parla anche di vecchi e di panchine… non solo di vacanze e viaggi. Gli anziani  vivono con lentezza la vita e, se per i giovani la la lentezza è un momento di relax, un piccolo regalo, per un vecio a volte la lentezza è un handicap, una disabilità, un ingombro alla libertà che ne  limita i movimenti.

Lo scorgo da lontano e penso a cosa potrebbe pensare, medita trovando il tempo di soffermarsi pensare o si  lascia vivere e prende le cose come vengono? O invece è solo arrabbiato con la vita? Mi avvicino e lo saluro e lui mi accoglie con un grande sorriso, quei sorrisi divenuti rarissimi con le mascherine, sorrisi dove traspare tutta la genuina umanità. Mi avvicino e mi fa segno di sedermi, ed inizia a parlare.

Ecco che i sui pensieri escono dal suo animo attraverso le parole, piccole pillole di saggezza da  centellinare e assaporare. Nel suo discorrere mi parla della Seconda Guerra Mondiale, della naja  e della dolorosa esperienza del rientro a casa dopo l’otto sembre del 1943. La sua fuga in montagna, della paura e della fame patita. Mi racconta che i suoi figli sono al mare, e a lui  non interessano più le spiagge affollate o le faticose montagne, “stanno bene a casa loro”, non importa se sono senza condizionatore e se l’unico amico alla sera è una televisione accesa, ma il tempo fugge e poi ci dobbiamo accomiatare. Ma il tempo è tanto a volte, forse troppo per un vecchio e fa caldo. Nel salutarmi mi augura ogni bene e di lui  mi dice io la mia vita l’ho già vissuta ! questo incontro mi ha ricordato una frase si Seneca: “… i giorni del tempo passato accorreranno a noi tutti insieme quando li chiameremo e si lasceranno esaminare e trattenere a tuo arbitrio…

È proprio di una mente sicura di sé e quieta l’andar di qua e di là per tutte le parti della sua vita, mentre gli animi delle persone indaffarate non possono né rivoltarsi né guardare indietro, quasi si trovassero sotto il giogo…”. Oggi su questa  panchina si contempla dunque lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si dà il tempo di perdere il tempo, come leggere un romanzo. Grazie di avermi letto. (Giorgio Cortese)

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