In tempo di quarantena da Coronavirus la S. Messa corre sui social, ha fatto nascere in me un motivo di riflessione, in uno stimolo ad approfondire il senso dell’andare a Messa, o a scoprire forme di preghiera diverse. Durante la Santa Messa ho pensato a tutti i morti causati da questa epidemia e solo l’amore di Cristo può illuminare e scaldare il cuore di tanti italiani e delle tante famiglie che in questi giorni vivono il dramma della malattia, della perdita dei propri cari, o anche solo la paura del contagio e la fatica di una gestione totalmente diversa della propria quotidianità.

Che bello ascoltare la S. Messa purtroppo non nella bella chiesa parrocchiale tanto cara, ma presente lo stesso, vicino e stretto nella preghiera ma distante nella mia casa, secondo le disposizioni emanate per fronteggiare il coronavirus, eppure in comunione. Penso ai social network, che sono strumento di solitudine e che adesso mi fanno scoprire il senso della Comunità, che si unisce nell’ascoltare un Rosario, che permettono la consolazione dell’adorazione eucaristica. Ma sono consapevole che le frontiere tra reale e virtuale non sono nette, per cui mantengo una certa prudenza e sono guardingo. Oggi il digitale cerca di portare ad una progressiva dematerializzazione.

Alla fine ciò che è materiale a volte mi appare lento e pesante. Ma come cristiano la salvezza riguarda tanto le anime quanto i corpi. È Dio che ha creato la materia, e poi l’ha assunta, con tutta la sua bellezza e tutta la sua opacità, quando si è fatto uomo. E non potremo incontrarlo se proviamo a disincarnarci dalla nostra umana quotidianità per potere reggere alla prova della vita, facendo percepire a tutti la bellezza del credere e portando a riconoscere e praticare il giusto senso dell’esistenza, nell’ascolto vitale della Parola di Dio capace di attestare che la verità che rende liberi. (blog di Giorgio Cortese)

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