di Giorgio Cortese

Ogni giorno compiano delle scelte. A volte ci troviamo di fronte a un bivio e dobbiamo prendere una decisione importante, altre volte invece si tratta di piccole scelte che non condizionano la nostra vita, ma solo la nostra giornata. Quello che è certo è che scegliere bene ci rende più felici! La nostra scelta deriva dalle nostre preesistenti esperienze e conoscenze. Abbiamo nel nostro bagaglio quotidiano  dei bias  cognitivi che si fondano  al di fuori del giudizio critico, su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie. Purtroppo utilizziamo i nostri bias molto spesso per prendere decisioni in fretta e senza fatica.

Prima di andare avanti spiego cosa vuole dire bias, un lemma  inglese, che trae origine dal francese provenzale biasis, e significa obliquo, inclinato, passato poi al francese. Ma l’origine del lemma deriva dal latino e, prima ancora, dal greco epikársios, obliquo. Inizialmente, tale termine era usato nel gioco delle bocce, soprattutto per indicare i tiri storti, che portavano a conseguenze negative. Nella seconda metà del 1500, il termine bias, assume un significato più vasto, infatti sarà tradotto come inclinazione, predisposizione, pregiudizio. Infatti il lemma piemontese sbiess e trae la stessa origine del provenzale citato prima entrambi derivano dal  latino ex biaxum, che ha due assi oppure dal greco latinizzato  ex epikarisios, inclinato, sghembo, obliquo. Sarà un caso ma in provincia di Biella esiste una frazione di Graglia che ha il toponimo di Bias. Tornando al bias cognitivo un tipo di errore che facciamo tutti inconsciamente facciamo e che poi non impariamo dall’errore ma molte volte continuiamo a fare è quello negli affari pare che ci sia la tendenza nei manager a pagare in eccesso per una acquisizione, perché si sovrastima il valore delle sinergie che potrà creare. È sempre così. Sistematicamente. Eppure, questo errore si ripete sempre. Oppure nel  prendere una decisione tendiamo a confrontare solo un insieme limitato di elementi: l’errore è quello di ancorarsi, cioè fissarsi su un valore che viene poi usato, arbitrariamente, in modo comparativo, cioè come termine di paragone per le valutazioni in atto, invece che basarsi sul valore assoluto. Poi esiste il bias di proiezione  per il quale pensiamo che la maggior parte delle persone la pensi come noi. Questo errore cognitivo si collega al bias del falso consenso per il quale riteniamo che le persone non solo la pensino come noi, ma anche che siano d’accordo con noi! In sostanza sopravvalutiamo il pensiero delle persone che incontriamo.

Bias c’è ne sono tantissimi dalla negatività dove ci concentriamo solo sugli elementi negativi e tendiamo a sottovalutare i successi, poi abbiamo il bias del status quo, quando il cambiamento ci spaventa ed abbiamo il pregiudizio su tutte le innovazioni. Abbiamo poi il bias dell’ottimismo, dove molte volte siamo tutti più ottimisti che realisti, questo nonostante ci piaccia pensare di essere creature razionali capaci di fare giuste previsioni sulla base di valutazioni obiettive. Nel bias di omissione si intende quella tendenza sistematica a preferire scelte che comportano l’omissione anziché l’azione, anche quando questo significa esporsi a rischi oggettivamente elevati, e di questo comportamento ne abbiamo visto di casi durante la pandemia tra i fautori del vaccino ai contrari.  

L’opposto è il bias d’azione che ha degli esempi pratici nel calcio, specialmente  nei portieri di calcio durante i calci di rigore: pur sapendo che la strategia ideale per i portieri sarebbe rimanere al centro della porta, inazione, molto spesso ai rigori, il portiere si tuffa in una parte della porta. Poi abbiamo il bias detto Illusione della frequenza, quando il nostro cervello tende a selezionare informazioni che ci riguardano,  per esempio  auto rosse se abbiamo appena acquistato una macchina rossa, autoconvincendoci  che ci sia un reale incremento nella frequenza di  macchine rosse, cioè tendiamo a sovrastimare la frequenza di informazioni che ci riguardano. Molto attuale specialmente nell’alimentazione, durante la nostra vita, i nostri risparmi ed in politica è il bias del presente, prendere delle decisioni per ottenere una gratificazione immediata, ignorando le possibilità di guadagno differite nel tempo.

Per ultimo un accenno sul bias del pavone, che prolifera sui social dove siamo indotti a condividere maggiormente i nostri successi, rispetto ai nostri fallimenti. L’uso che la maggior parte delle persone fa dei social è una fotografia  dove tendono a mostrare per lo più un’immagine positiva di sé, tanto da far sembrare la vita di tutti ideale. Individualmente non riusciamo salvarci dai bias perché  faremmo come il Barone di Münchhausen, quando cerca di salvarsi tirandosi per i capelli. Nel libro di Oliver Sibony “Stai per commettere un terribile errore” la ricetta per superarli è di farlo collettivamente, come gruppi, squadre, organizzazioni. Però servono dei leader capaci di riconoscere il valore del lavoro di gruppo e del processo che ne nasce, che non pensino che il loro giudizio sia il migliore, e che siano consapevoli dei limiti e dei pregiudizi che ci condizionano. Ma forse in questo periodo storico stiamo chiedendo molto o no! (Giorgio Cortese)

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