Nel tempo del Covid-19 i funerali sono vietati, anche questo ci insegna quell’infame ospite indesiderato: accompagnare il caro defunto è un rito necessario per chi se n’è andato e per chi resta. Sotterrare i morti è prerogativa di noi esseri umani, ma onorarli anche degli altri esseri che abitano su questa Terra, nel settimo viaggio di Sinbad, un mito della letteratura araba che si trova nella raccolta “Le Mille e Una Notte”, si trova il racconto che sono gli stessi elefanti adulti che raggiungono il cimitero prima di morire. Gli esseri umani non lasciano i loro morti abbandonati alle intemperie o, preda degli animali, ma lì collocano in luoghi appartati, ne ricompongono le mortali spoglie, insomma li onoriamo piangendone il distacco terreno. 
 
Le modalità del rito funebre cambiano in relazione alla civiltà di appartenenza ed al credo religioso. È la religione che da sempre si occupa di accompagnare i defunti, con riti e preghiere. Il lutto della comunità dei familiari, amici e conoscenti è una risposta sociale alla morte per ricordare nel dolore della scomparsa. Parlo di questo quando una cara persona mi ha telefonato decidendomi che era mancato un suo familiare che conoscevo bene, una persona umile ma dotata di tanto buon senso e di grande onestà morale. Purtroppo in questo periodo non possono essere svolti funerali in Chiesa e allora ho riflettuto sull’importanza del rito funebre, per onorare degnamente questa splendida persona. 
 
Quante persone verranno seppellite come militi ignoti senza chi li ama attorno. Mi immagino il pianto in solitudine in casa dei familiari col cellulare appoggiato alla guancia umida. Quante cose ci sta insegnando questo virus microscopico indesiderato e inatteso. Ne avevamo bisogno? Spero soltanto che tutti questi insegnamenti lascino tracce, ferite capaci di generare perle preziose da conservare nello scrigno della nostra coscienza, che ci facciano riscoprire l’umiltà ed il rispetto dei nostri simili e di tutto il creato che ci circonda. Mi auguro che il sacrificio di tutte queste persone ci aiuti a migliorare noi stessi come esseri umani per riflettere di più il nostro essere e non solo sulla maledetta avidità della ricchezza, auri sacra fames, che ci ha portati a questo. Meno male che abbiamo il web che accorcia le distanze le distanze e sentirci più vicini, per condividere insieme la speranza che andrà bene. 
 
Ma ora più mai è evidente che il bene del singolo passa per il bene della collettività, così come aveva intuito Socrate, e ho la sensazione che, anche se nel dramma, l’umanità stia dando il meglio di sé e se tutti collaboriamo passerà, coraggio, sursum corda! (blog di Giorgio Cortese)

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