Si è spento nella notte, dopo una lunga malattia, il giornalista Massimo Numa, storico inviato del quotidiano torinese «La Stampa». Aveva 63 anni. Cronista di nera con la "enne" maiuscola, ha seguito alcuni fra i più importanti casi di cronaca a Torino e nel resto d'Italia. Scrisse moltissimo di ambienti anarchici e antagonisti e ricevette minacce, plichi esplosivi e quant'altro, tanto che le autorità di pubblica sicurezza gli assegnarono la scorta. 
 
Originario di Savona, dopo aver iniziato a lavorare per la sua città nella redazione locale de La Stampa, entrò in forza alla cronaca di Torino. E da allora è sempre stato associato ai casi più rilevanti e ai pezzi più importanti del giornale. Da qualche anno era in pensione ma non ha mai smesso di scrivere dalla sua casa di Ciriè, frazione Vastalla. 
 
In Canavese lo abbiamo potuto apprezzare dalle pagine de La Stampa per il caso di Gloria Rosboch, l'insegnante di Castellamonte uccisa dall'ex allievo Gabriele Defilippi. L'ultimo grande caso di cronaca nera del nostro territorio. E' stata l'occasione, per chi vi scrive, di imparare veramente qualcosa. Professionalità, impegno, umanità, capacità di coinvolgerti. Doti non proprio scontate quando i giornali mandano gli inviati nei territori di provincia. 
 
Massimo Numa ci mancherà. Anche solo per la qualità della scrittura: i suoi erano i pezzi di nera «consigliati» ai giovani cronisti agli albori della professione. E, sicuramente, continueranno ad esserlo. (a.p.)
 
Il ricordo di Massimo Numa è stato ben delineato dal collega Germano Longo nell'articolo che segue, CLICCANDO QUI.

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