Il giorno che smetteremo di contare i cadaveri e le pozze di sangue sulla ex statale 460, sarà sempre troppo tardi. Oggi il Canavese piange tre ragazzi, morti alle prime luci dell'alba su quella maledetta strada. Uno, aveva 29 anni, stava andando al lavoro, abitava a Feletto ed era appena diventato papà. La 460 è un cimitero. Una sequela infinita di lapidi, mazzi di fiori. Ed è, purtroppo, la principale arteria viaria per il Canavese. Si arriva fino a Ceresole e al parco Nazionale del Gran Paradiso con quella tragica lingua d'asfalto. Sarebbe ora di porre fine a questo continuo funerale.
 
L'incidente di oggi, come tanti altri in passato (non necessariamente mortali), si sarebbe potuto evitare facilmente. Se solo, qualche lustro fa, le amministrazioni locali, non fossero state sorde al richiamo arrivato dal territorio, quando ancora molte vite si sarebbero potute salvare. Tra Leini e Lombardore, nel tratto teatro dei più sanguinosi incidenti (compreso quello di oggi, costato la vita a tre persone, di cui due carbonizzate), sarebbe bastato piazzare uno spartitraffico in cemento per evitare sorpassi e invasioni di corsia, la causa del 90% degli scontri che si verificano in quel tratto.
 
Possibile? Assolutamente no. Le regole lo vietano espressamente. Vero. Ma in un paese, l'Italia, dove le deroghe sono all'ordine del giorno, dove «fatta la legge, trovato l'inganno», possibile che nessuno si sia mai veramente mosso per risolvere questo assurdo problema? Quasi sicuramente, oggi, se ci fosse stato qualcosa ad impedire lo schianto frontale, non staremmo piangendo tre morti. E non lo avremmo fatto nemmeno in passato. La soluzione è davvero dietro l'angolo. E' sempre stata lì. Ma, chi di dovere, si è sempre fermato alla burocrazia. Al rispetto di una regola assurda portatrice di morte.
 
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