Egan Bernal, colombiano di 24 anni, che ha già vinto un Tour de France e (da oggi) un Giro d'Italia, è diventato un simbolo. Per il ciclismo internazionale, per il suo Paese e, in piccolo, anche per il Canavese. Egan è cresciuto sportivamente qui, sulle nostre montagne. E' partito dal ristorante di Buasca, a San Colombano Belmonte, per percorrere in lungo e in largo le nostre strade. Su fino alle vette che, nel 2019, per un infortunio, non lo videro protagonista, quando il Giro chiuse una tappa all'ombra della grande diga del Serrù, a Ceresole Reale.

In quello stesso anno, Egan trionfò al Tour de France portando a casa la sua prima grande classica. Il successo al Giro d'Italia ha dovuto attendere due anni. Ma a San Colombano, come a Rivara dove c'è il suo fan club ufficiale, erano sicuro che Egan fosse un predestinato. Nelle sue gambe, nella sua testa, c'è molto di più che una «semplice» motivazioni sportiva. Ci sono il cuore, i muscoli, la volontà e la determinazione di chi sta correndo per un Paese intero, di chi ha conosciuto difficoltà inimmaginabili e ha saputo alzare la testa. Anche lontano decine di migliaia di chilometri da casa, in un Canavese che, allora, nemmeno poteva immaginare dove fosse collocato nel planisfero. Era il 2016.

Non conosceva nessuno e non parlava una parola di italiano. Ma cuore, muscoli, carattere e tanto cervello lo hanno fatto emergere. Un ragazzo con la testa sulle spalle, animato da quella volontà che va oltre lo sport. In gara e fuori ha dimostrato a tutti di avere un carattere fuori dal comune.

Lo conferma un aneddoto che raccontano spesso a Buasca: quando comprò la prima Peugeot 206 faticava ad ingranare le marce. Nessuno era fiducioso delle sue capacità alla guida, nemmeno gli amici. Egan se ne accorse e studiò la rivincita. Un giorno sparì nel nulla. Erano tutti preoccupati a San Colombano. Pensavano fosse finito chissà dove con la macchina. Parecchie ore dopo squillò il telefono: non erano i carabinieri, per fortuna, era proprio Egan. Chiamava da Gardaland solo per dire che, a dispetto di tutti, c'era andato da solo, guidando con la sua auto.

Grazie Egan. Ci hai fatto emozionare (e la foto dice tutto)! Speriamo che la tua storia possa servire da esempio per tanti... (dal blog di Alessandro Previati)

Galleria fotografica

Articoli correlati