Erano quasi in mille la sera della protesta sotto le finestre del municipio di Feletto. Perchè, diciamolo chiaramente: sopprimere una fermata della ferrovia nel periodo di maggior utilizzo (ovvero alla riapertura della scuole) non era certo un bel segnale sul futuro della Canavesana. In questi ultimi mesi, del resto, sono piovuti annunci di ogni genere sugli investimenti destinati alla vecchia strada ferrata: 12 milioni di qui, otto milioni di là, elettrificazione, sicurezza, doppi binari e via discorrendo. Purtroppo, alla politica degli annunci, non sono seguiti i fatti.
 
La Regione ha promesso l'elettrificazione della Rivarolo-Pont (che ancora funziona, quando funziona, con le littorine diesel degli anni sessanta); dal vecchio governo sono arrivati i soldi per la sicurezza. Ma nessun cantiere è davvero partito. E, onestamente, nessuno se la sente di fare previsioni. Di più: quei 12 milioni per la sicurezza, se effettivamente spesi da Gtt, avrebbero probabilmente evitato la penalizzazione imposta dall'agenzia nazionale che ha obbligato i treni della Canavesana a rallentare (ancora!) da 70 a 50 chilometri orari. Roba che persino il vecchio filobus Cuorgnè-Ivrea (e stiamo parlando del secolo scorso) funzionava meglio...
 
Per fortuna, di fronte all'ennesimo sopruso, ci hanno pensato i cittadini. Gente che è scesa in piazza e ha firmato la petizione, consapevole che la soppressione di Feletto, visto l'andazzo, sarebbe stato solo il primo capitolo di un'altra stagione di problemi per la ferrovia. Da un lato c'è un territorio che viene costantemente bistrattato. Dall'altro un'azienda, Gtt, che, onestamente, sommersa dai debiti, non è in grado di fornire un servizio come si deve. I pendolari lo sanno bene perchè pagano i disservizi sulla loro pelle. 
 
Così, l'ennesima sforbiciata al treno, hanno tentato di farla passare sotto traccia, mettendo i sindaci e i passeggeri di fronte al fatto compiuto. «Tagliamo la stazione di Feletto». E buonanotte. Poi magari tra sei mesi, con altri problemi all'orizzonte, stessa tecnica. «Stavolta tagliamo Bosconero». E via così. Una storia, tra l'altro, già vista in Canavese. Ecco, stavolta è andata diversamente. I felettesi (e non solo loro) non hanno abbassato la testa, certi di avere ragione. Il dietrofront di Gtt (seppur parziale) ne è la conferma. Questa volta c'erano altre soluzioni praticabili alla chiusura definitiva della stazione. E grazie alla mobilitazione popolare, guarda caso, sono state adottate. Bravi i pendolari. Il messaggio è chiaro: qui non si abbassa la guardia. Il Canavese è stufo di subire... (blog di Alessandro Previati).

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