D’accordo: c’è la crisi, una situazione internazionale da urlo, gli attentati, i terroristi, il lavoro che langue e un milione di problemi triti e ritriti. Tutte cose che, a naso, c’erano anche l’anno scorso. E anche l’anno prima. E persino quello prima dell'anno prima. Insomma, proprio non mi va di non festeggiare qualcosa di simbolico come il Natale. E mi stanno fortemente sul naso quelli che “ah io non faccio manco l’albero perché non c’è niente di bello”.

Qui i motivi per festeggiare, ogni anno che passa, sono sempre meno. Diciamolo chiaramente. Anche perchè s'invecchia. Ma questo non giustifica la rassegnazione, lo scoramento, l’indifferenza. A questo punto tanto vale non festeggiare nemmeno il compleanno. No, a questa logica disfattista io mi ribello. Mi piace il Natale e festeggio. Anche se, a fronte di tutti i problemi, diventa difficile aver la mente sgombra da preoccupazioni. E allora?

Forse è proprio la possibilità e la capacità di voltare pagina che, spesso, può fare la differenza. Vogliono costringerci in casa con un regime di paura? E allora scendiamo in strada. Vogliono cancellare la nostra possibilità di vivere liberi? Facciamo loro vedere che nessuno è in grado di condizionarci. Non è facile, è vero. Ma non affidarsi ai simboli nemmeno una volta all’anno, nemmeno a Natale, suona davvero come un’enorme sconfitta. Una cosa davvero triste.

Quindi, contro la crisi e tutte quelle cose là che dicevo prima, viva le luminarie di Natale, viva gli alberi addobbati, viva i presepi (che da non credente, così come il crocefisso, non mi hanno mai dato fastidio, anzi). Accendiamo una luce per sperare che le cose migliorino. Un po’ di ottimismo non guasta. Mai.

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