Per assicurare un domani migliore ai nostri cittadini dobbiamo costruire una città a misura d’uomo, eliminando diseguaglianze e divisioni, odio e invidia, deliri d’onnipotenza e arroganza. Una città non può crescere se non si sviluppa anche la coesione sociale e la qualità dei rapporti umani. Una città non è solo un insieme di attività e di cose, ma è principalmente un insieme di persone. Ritengo pertanto che un buon amministratore comunale oggi non possa continuare a guardare solo alle cose materiali, deve prendersi cura dei cittadini. Oggi i riferimenti di una volta non ci sono più, i giovani spesso si sentono spaesati e i meno giovani cercano luoghi per socializzare. Una volta quando non si stava bene, un sollievo immediato lo si aveva dal “papin” della nonna, un impacco speciale privo di farmaco, che veniva somministrato con amore e affetto ed aveva beneficio sia dal punto di vista fisico che da quello psichico. Questi tipi di rimedi oggi non ci sono più. Una volta si andava dal parroco, oggi si va dallo psicologo per risolvere problemi esistenziali. Ci si confronta poco e si è sempre arrabbiati.  Gli individualismi e le scelte di parte sono un problema quotidiano. Le incoerenze sono all’ordine del giorno. Ci sono cittadini che mi chiedono a gran voce di far multare le autovetture parcheggiate in doppia fila e contemporaneamente gli stessi cittadini contestano la multa perché: “mi son solo fermato cinque minuti per un caffè….”.  
 
Oggi conta l’immagine, anche se spesso le cose che hanno meno immagine sono quelle che funzionano meglio. Tanti peccano d’improvvisazione, bisogna invece documentarsi e parlare a ragion veduta. Quando si giocano i mondiali di calcio, oltre ad avere un picco altissimo di patriottismo, diventiamo tutti commissari tecnici della nazionale italiana, spesso conoscendo poco dei giocatori e del gioco del pallone. Ci si improvvisa per far vedere di saperne qualcosa. Così avviene anche nelle attività di tutti i giorni. 
 
Succede di leggere giudizi o sentire commenti su persone o fatti non coerenti con la realtà, espressi con superficialità perché fanno notizia. I giudizi dati sulle persone pesano come macigni sulle persone stesse, ogni giudizio andrebbe ponderato prima di essere espresso. Da sempre ho imparato ché ogni altro non è “cosa”, ma “persona” da rispettare. 
 
“Se tutti noi, se tutti i popoli, le persone, le famiglie, i quartieri, avessimo un atteggiamento di coesione e di rispetto reciproco, quanta pace ci sarebbe nel mondo” ha detto recentemente Papa Francesco, concludendo poi con il ricordare: “Chi sono io per giudicare ?”.

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