CASTELLAMONTE - Si chiama Christian Ardissone, è nato il 18 giugno 1995 ed è, attualmente, uno dei punti di riferimento del calciobalilla italiano. Di recente, a Ozegna ha conquistato due titoli prestigiosi: il campionato italiano singolo uomini (1 vs 1) e la gara di doppio open (2 vs 2), confermando un talento che affonda le radici nella sua infanzia. La passione per ganci, sponde e colpi in velocità, infatti, nasce quando era appena un bambino, grazie al tavolo da gioco presente in casa e alle sfide familiari che hanno acceso in lui una scintilla destinata a non spegnersi più. Dalle partite nei bar del Canavese ai primi tornei regionali, Ardissone ha iniziato un percorso che lo ha portato ad alti livelli competitivi.
Il momento decisivo arriva nel 2016, quando viene convocato dalla Nazionale italiana per i Mondiali del 2017 ad Amburgo. Lì conquista una storica medaglia d’argento, entrando nella massima categoria e segnando l’inizio della sua affermazione internazionale. Un risultato che ha rafforzato ulteriormente la sua determinazione e la consapevolezza di poter competere con i migliori giocatori al mondo. Cresciuto a Campo Canavese, frazione di Castellamonte, Ardissone riconosce quanto il territorio abbia influito sulla sua crescita sportiva: «Il Canavese è una zona ricca di campioni ed ex campioni di calciobalilla, preziose guide che negli anni mi hanno trasmesso consigli fondamentali e un bagaglio tecnico che oggi mi permette di competere sulla scena nazionale e internazionale». Il suo obiettivo attuale è quello di migliorare il risultato ottenuto ai recenti Mondiali di Saragozza, dove ha chiuso al diciassettesimo posto al mondo nel singolo. Ma Christian guarda ancora più in alto: sogna di portare un italiano sul gradino più alto del podio mondiale, un’impresa che nella storia del calciobalilla non è mai riuscita a nessuno. Per questo si sta già preparando ai Mondiali del 2027, con la determinazione di chi non vuole lasciare nulla al caso e desidera rappresentare al meglio l’onore italiano.
La sua vita, però, non è dedicata esclusivamente allo sport. Christian lavora nell’azienda tessile della sua famiglia, occupandosi del rifacimento di divani, selle e sedili di ogni tipo. Un’attività che richiede impegno e precisione, qualità che lui porta anche nel gioco, ma che rende difficile trovare il tempo per allenarsi quanto vorrebbe. Eppure, nonostante le difficoltà, riesce sempre a ritagliarsi gli spazi necessari per mantenere un livello competitivo d’élite: «Il calcio balilla è uno sport molto più complesso di quanto molti immaginino - sottolinea il campione canavesano - Servono costanza, disciplina, fatica e dedizione, oltre a una precisione estrema e riflessi rapidissimi, paragonabili a quelli richiesti negli sport da combattimento. Basta una sola pallina per cambiare il destino di una partita». Ed è proprio questa tensione, un misto di adrenalina e concentrazione, che lo affascina fin dalla sua prima gara, nonostante avesse già praticato sport a livelli altissimi, come il trial, dove ha conquistato tre titoli italiani juniores consecutivi e importanti risultati mondiali. Il calcio balilla, però, gli regala un’emozione diversa: una tensione che fa tremare le mani prima, durante e dopo ogni partita. Nonostante le sue difficoltà tecniche e l’intensità dei match, il calciobalilla rimane uno sport spesso sottovalutato. Ardissone è convinto che giocare contro un vero campione sia l’unico modo per comprendere quanto sia complesso e spettacolare. In Italia esistono realtà importanti come la LICB (Roma) e la FICB (Feletto), che rappresentano i punti di riferimento per chi desidera avvicinarsi a questo mondo. E per chi vuole imparare tecniche e strategie, la piattaforma “Calciobalilla 24” resta la principale fonte nazionale.
Il calciobalilla è riconosciuto come sport ed è entrato a far parte della Figest, ma manca ancora un passo decisivo: l’inserimento nel CONI. Un traguardo che potrebbe cambiare radicalmente la vita degli atleti, perché oggi non è possibile vivere esclusivamente di questo sport. «L'ingresso nel Coni rappresenterebbe l’inizio di una nuova era, capace di riportare il calcio balilla alla popolarità dei decenni passati, quando tutti, almeno una volta nella vita, si sfidavano davanti a un biliardino - aggiunge Christian - Oggi, invece, social e videogiochi hanno preso il sopravvento, ma secondo me gli sport tradizionali restano fondamentali perché permettono di socializzare, conoscere persone da tutta Italia e scoprire modi di vivere diversi, valori che si stanno sempre più perdendo». La storia di Christian Ardissone è quella di un atleta che unisce talento, lavoro, umiltà e determinazione. Con lo sguardo già rivolto ai Mondiali del 2027 e il sogno di fare la storia, punta a dimostrare che il calcio balilla non è solo un gioco: è uno sport vero, fatto di precisione, sudore, passione e cuore. E forse, grazie a lui, un giorno l’Italia potrà finalmente salire sul podio più alto del mondo. (Beatrice Bonino)










