Guanti in lattice, una macchina fotografica, un computer e tanta, tantissima, pazienza. Sono gli ingredienti principali della certosina opera che i volontari dell’associazione «Terra Mia» hanno portato a termine per «digitalizzare» l’intero archivio delle parrocchie di Castellamonte, Campo e Muriaglio. Più di 30 mila documenti passati al setaccio, fotografati uno alla volta e riposti, con grande cura, nei vecchi archivi. Un lavoro che ha coinvolto una dozzina di persone per sei mesi. Ieri, a Castellamonte, la consegna dell’archivio digitale al parroco don Angelo Bianchi.

«Dal concilio di Trento in poi le parrocchie sono sempre state dei punti di riferimento – spiega Emilio Champagne, presidente dell’associazione – nel nostro archivio i primi documenti risalgono al 1579. Ma è dal 1640 che i parroci della città hanno iniziato a tenere lo schedario con regolarità». Con 226 anni d’anticipo rispetto al Comune, i vari sacerdoti che si sono succeduti nei secoli, hanno annotato, a mano, nati, morti, matrimoni, famiglie e censimenti, archiviando una quantità enorme di carta.

«Tutti materiali che si stanno rapidamente deteriorando – dice Champagne – e che la digitalizzazione ha salvato una volta per tutte». Il progetto, nel suo complesso, è costato meno di mille euro. Non potendo disporre di uno scanner per i libri, i volontari hanno studiato una soluzione alternativa, costruendo un artigianale studio di posa per fotografare, una alla volta, le pagine dei volumi. Nel dettaglio, sono stati salvati 27430 documenti a Castellamonte, 2500 a Campo e 1600 a Muriaglio. «Molto spesso arrivano delle famiglie dall’Inghilterra o dagli Stati Uniti in cerca delle loro origini italiane – racconta il parroco don Angelo Bianchi - ora possiamo fornire supporto alle ricerche senza rovinare i documenti originali. Questa è un'opera che durerà per i prossimi secoli». Un esempio, sollecitato anche dalla Cei, che forse seguiranno a breve anche altre parrocchie. 

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