CASTELLAMONTE - Qualche volta è necessario che anche le cose belle vadano in frantumi, affinché delle migliori possano arrivare. Lo sa molto bene la castellamontese Chiara Compagni: medico specialista in neuropsichiatria infantile, psicoterapeuta e docente all'Università degli studi di Torino per professione, ma giovane ed emergente scrittrice per vocazione naturale. Da quest'estate, infatti, sugli scaffali delle librerie italiane fa bella mostra di sé la sua prima «fatica letteraria»: «Amore che vai - Come essere lasciati e (tornare a) essere felici» edito dalla casa editrice Giunti Demetra.

Si tratta di un libro mirato ad aiutare il lettore ad affrontare la fine di una storia d'amore o una separazione. In pochi mesi, è già un «must» per «cuori infranti». Una piccola guida che scardina pregiudizi e luoghi comuni accompagnando con un pizzico di ironia il lettore in un appassionato e appassionante viaggio alla scoperta dei propri sentimenti fino ad una nuova possibile felicità. «Ho sempre avuto la passione per la lettura. - racconta Chiara, che nel 2004 ha vinto il terzo premio al concorso letterario nazionale di scrittura per l'infanzia “Una fiaba per crescere” - Arrivavo dalla fine di una relazione sentimentale: non so bene come, ma poco per volta il progetto del libro è entrato nella mia vita. C’è un aneddoto curioso che racconto a tutti: durante il mio viaggio in Perù, ho avuto la possibilità di incontrare una sciamana che leggeva il futuro nelle foglie di coca. “Vorrei sapere qualcosa sull’amore” le chiedo. La sciamana lancia le foglie e subito dopo mi guarda negli occhi: “Stai scrivendo un libro, vero?”. In effetti avevo iniziato a scrivere il mio libro da qualche mese, ma non ne avevo parlato con nessuno in viaggio. Emozionata, le rispondo di sì. Così prosegue dicendomi: “Devi terminarlo, conterrà delle cose belle!”. Ecco, per me quel messaggio è stato una delle cose che più mi ha spinta a proseguire con il libro!».

Un segno del destino per un sogno diventato realtà con un accattivante titolo, che ammicca ad una delle canzoni più celebri e amate di Fabrizio De Andrè: «Posso svelare che il titolo originario era quello più lungo: Come essere lasciati e (tornare a) essere felici. Su proposta della casa editrice è però arrivato il nuovo titolo “Amore che vai”. Scherzando, dico sempre che in fin dei conti anche “Il nome della rosa” non era il titolo che Umberto Eco aveva scelto. Bisogna ammettere che nel suo caso ha portato bene!».  Ma come si è arrivati alla pubblicazione con Giunti? «Avevo terminato il libro prima del lockdown e l’avevo inviato ad alcune case editrici. Sicuramente la pandemia ha rallentato tutto e, quando non ci speravo più ed ero pronta ad autopubblicarlo, è arrivata la chiamata di Giunti.»

Il sorriso contagioso e lo sguardo da sognatrice coi piedi per terra di Chiara Compagni sono quelli di chi si è rialzata e ha imparato a guardare il mondo con occhi nuovi. L'autrice castellamontese ha scoperto nello scrivere il libro il bello di un cammino, a prescindere dalla (felice) destinazione di arrivo: «È stata una piacevole avventura. Grazie al libro mi sono avvicinata ad un mondo nuovo e ho conosciuto tante persone straordinarie. Volevo che fosse una lettura leggera, ma al tempo stesso propositiva e capace di aprire spunti di riflessione. Per dare al lettore la possibilità di immedesimarsi, ho scelto di inserire tra i capitoli pagine di diario, liberamente ispirate a storie vere; per scriverle ho effettuato delle interviste con amici che si sono offerti volontari e devo dire che si è aperto un mondo: per chi veniva intervistato, il raccontarsi è diventato un modo per guardarsi dentro, per ripensare in modo diverso a ciò che era stato. Ognuno poi ci teneva a leggere il diario che aveva ispirato!».

In una «ideale» quarta di copertina c'è spazio per la dedica ad un supporting cast speciale, chiosa Chiara: «Un ringraziamento va certamente a due super collaboratori: i miei gatti, che si sono sdraiati su tutti i fogli e appunti del libro, proteggendoli a dovere. Un doveroso grazie va inoltre all'editore, a chi ho intervistato e alle persone che mi sono state vicine in questa avventura. Un particolare curioso: ogni volta che i miei amici vedevano “Amore che vai” esposto in libreria, mi mandavano e mi mandano tuttora foto e video, questo per me è bellissimo! Quando ho visto il mio libro in vetrina a Milano, ero proprio felice!».

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