CHIVASSO - Si chiama Offtopic ed è una startup tutta italiana dedicata al commercio di prodotti per capelli e pelle in seta naturale al 100%, confezionati in un packaging del tutto riciclato e riciclabile e testati Oeko Tex. Inoltre, grazie ad una collaborazione con un’associazione benefica ambientale, Offtopic contribuisce al rimboschimento della Foresta Amazzonica e ad oggi ha piantato già 15 alberi. E' una startup italiana, nata a ottobre 2020 da un'idea di due fratelli sardi e residenti a Chivasso, Mauro e Roberto Piras, specializzata nel commercio di prodotti per il viso ed i capelli in pura seta testata Oeko-Tex, confezionati in packaging completamente riciclato e riciclabile.

«L’idea di dare vita a questa realtà, nuova nel panorama italiano, ci è venuta nel pieno della pandemia, quando abbiamo sentito l’esigenza di rispondere ad un bisogno reale, pur avendo sempre a cuore la tutela del nostro Pianeta - racconta Mauro Piras, uno dei due fondatori insieme al fratello - studiando il mercato attuale ci siamo resi conto di come le persone siano sempre più attente all’ecologia e dirottino i propri consumi su marchi e prodotti green, anche a costo di spendere qualcosa in più». La seta, infatti, prodotta dagli esseri umani da circa 8500 anni, risponde pienamente alle sempre più stringenti esigenze di compatibilità e sostenibilità, sia per l’impatto che ha sull’ambiente, sia per i risvolti economici e sociali che la sua produzione garantisce.

La seta, infatti, prodotta dagli esseri umani da circa 8500 anni, risponde pienamente alle sempre più stringenti esigenze di compatibilità e sostenibilità, sia per l’impatto che ha sull’ambiente, sia per i risvolti economici e sociali che la sua produzione garantisce. La bachicoltura, inoltre, rappresenta un sistema ideale di economia circolare perché i residui delle prime lavorazioni del bozzolo, molto proteici, sono utilizzati come mangime per i pesci. A tutto questo si aggiunge l’esiguo impatto sull’ambiente in termini di emissioni provenienti dalle lavorazioni ed il mancato rilascio di sostanze inquinanti nel corso del tempo.

«Siamo consapevoli che la seta non sia del tutto cruelty-free, per il fatto che il baco da seta non sopravvive alla produzione; tuttavia, questi animali si sono evoluti per dipendere dall’uomo e oggi non sopravviverebbero più di 5 giorni allo stato brado. Esistono alternative più sostenibili, tra cui la Seta della Pace: un particolare tipo di lavorazione in cui le falene possono emergere dal bozzolo, ma avendo perso la loro capacità di volare e mimetizzarsi, non vivrebbero a lungo» spiega Mauro Piras, facendo riferimento anche ad una seconda possibilità, la seta selvatica, in cui i bozzoli vengono raccolti dopo che la falena li ha lasciati nelle foreste, causando una diminuzione della qualità a fronte di un lavoro dispendioso in termini di tempo ed energia.

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