CINTANO - Il Comune di Cintano, questa mattina, ha concesso la cittadinanza benemerita alla memoria a Natale Massa, un cintanese deportato nei campi di concentramento. La sua storia è emersa nel corso del Consiglio comunale durante il quale l'amministrazione ha revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini concedendola alla Senatrice a vita, Liliana Segre, e a Sami Modiano (collegato via web con il sindaco Contini e tutto il Consiglio). 

Natale Massa, originario proprio di Cintano, venne deportato nel 1944. «Abbiamo sentito l'esigenza di conferirgli questo importante riconoscimento - ha spiegato il sindaco Daniela Contini - per l'alto valore civile della sua storia personale. Un uomo che a 17 anni ha preferito la deportazione e le percosse alla rinuncia dei propri ideali di libertà». La sua storia è stata raccontata attraverso una lettera scritta dello stesso Natale Massa che è stata letta in aula dal consigliere Anahid Abagian.

Massa era nato il 2 dicembre 1926. Fu preso dai nazifascisti il 29 maggio 1944 per non aver aderito alla repubblica di Salò e per aver taciuto sulla presenza di partigiani a Cintano e nelle zone limitrofe. «Mi hanno seviziato e poi spedito in Germania - scrive Massa - avevo poco più di 17 anni. Ero detenuto in Turingia, nella Germania est. Fui trasferito nel campo di concentramento dove la mortalità italiana era altissima. A noi, i tedeschi ci chiamavano Badoglio, ci sputavano in faccia e ci prendevano a sassate. Erano botte tutti i giorni».

«Con me c'era un ragazzo del 1928 di Favria. Non è morto di fame. Dato che non ce la faceva più a lavorare è stato ucciso a randellate. Piango ancora al solo pensiero. In quel campo c'erano molti partigiani canavesani e della provincia di Torino. Eravamo i più maltrattati. Lavoravamo in galleria dalle sette di mattina alle sette di sera. Oppure dalle sette di sera alle sette di mattina. Si faceva pausa un'ora a mezzogiorno o a mezzanotte per dar modo ai capi tedeschi di andare a mangiare. Noi invece si sciacciavano i pidocchi. Mangiavamo solo alla sera e neppure sempre. Era una tortura. Sono stato liberato il 17 aprile 1945 dalle truppe americane quando ormai ero allo stremo e pesavo solo più 29 chili».

«Il suo esempio dovrà essere da faro per le future generazioni - ha poi aggiunto il sindaco - che non hanno avuto modo di conoscere direttamente il regime totalitario. Oggi il valore della libertà è in pericolo. Basti pensare al professore francese decapitato pochi giorni fa per aver osato dimostrare ai propri studenti il valore della libertà di parola e di stampa. Oggi corriamo il rischio che la libertà venga data per scontata. Ed è per questo che ogni singolo atto volto a ricordare la dittatura e l'olocausto crediamo sia, nel suo piccolo, importantissimo». 

Galleria fotografica

Articoli correlati