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PONT CANAVESE - La fisarmonica è celebrata in un Museo Internazionale a Castelfidardo ed è considerata un emblema della musica popolare ma non solo. E', infatti, molto di più: è uno strumento in continua evoluzione, capace di rinnovarsi costantemente e adattarsi ai tempi grazie anche al talento dei suoi interpreti. Tra di loro, in Canavese, spicca una giovane ed emergente artista che con la sua adorata fisarmonica è in grado di far emozionare chi la ascolta dal vivo. Si chiama Ariel Rolando, ha 19 anni ed è di Pont Canavese.

«Ho iniziato a suonare la fisarmonica all’età di cinque anni e mezzo. La mia passione nasce in modo molto spontaneo: ricordo ancora Marco Valsoano che suonava alla fiera di Pont Canavese e anche al bar di mia mamma e di sua cugina - racconta Ariel - Quando lo ascoltavo rimanevo molto colpita e da lì è nato tutto. Le prime note me le ha insegnate mio nonno, che da giovane suonava anche lui la fisarmonica (cosa che io non sapevo), e le prime suonate le ho fatte insieme a lui. Un giorno dissi ai miei genitori che volevo suonare la fisarmonica e, appena mio nonno lo seppe, fu felicissimo. Si è subito attivato con i miei genitori per cercare un maestro e aiutarmi a iniziare questo percorso. Per lui è stato un momento molto speciale, e lo è stato anche per me. Dopo tantissimi anni che aveva smesso, è partito a comprarsi una fisarmonica e si è rimesso a suonare, cosa che ha reso ancora più bello e significativo questo legame con la musica».

«Oltre alla musica, frequento l’ultimo anno dell’indirizzo Informatica e Telecomunicazioni all’IIS “Camillo Olivetti” di Ivrea, cercando di portare avanti entrambe le cose - aggiunge la 19enne canavesana - Nel mio percorso ho avuto tre maestri, tutti importanti per la mia crescita. Il primo è stato Marco Vidano, dell’associazione musicale e culturale “Guido e Pietro Deiro”, che mi ha seguita fin da piccolissima e mi ha fatto crescere con la passione per la musica e le prime esperienze davanti al pubblico. La seconda è stata Susanna Valsoano, del Liceo Musicale “F. Chopin” di Cuorgnè, che mi ha aiutata a crescere molto musicalmente e a curare meglio l’espressione e la sensibilità nello studio della musica. L’ultimo è stato Christian Vironda, che mi ha trasmesso più maturità, precisione e una visione più completa della musica. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa di importante e mi ha aiutata a crescere sia musicalmente che come persona».

Quali emozioni provi quando ti esibisci? «Quando suono provo emozioni molto forti. Per me la musica è una passione vera, un modo per esprimere quello che sento. Ogni volta è come se fosse un pezzo di sogno che si avvera - ci spiega Ariel - Alle feste paesane mi emoziona tantissimo vedere e sentire le persone che cantano insieme alla musica e che si divertono. In quei momenti si crea un’atmosfera speciale che mi coinvolge ancora di più. La cosa più bella è riuscire a portare allegria con la mia fisarmonica e vedere le persone felici e spensierate anche solo per un po’. Questa è la soddisfazione più grande».

Quali qualità deve avere un buon musicista e fisarmonicista? «Un buon musicista deve avere passione, costanza e sensibilità. La tecnica è importante, ma senza emozione non arriva niente - sottolinea Ariel Rolando - Il mio sogno è continuare a suonare sempre di più e portare la mia musica in tanti posti diversi. Suono ormai da circa quattro anni tra piazze, eventi e feste. In questi quattro anni Marco Picchiottino mi ha dato l’opportunità di stare sul palco con la mia fisarmonica (un’esperienza che mi ha fatto crescere tantissimo, sia musicalmente che a livello personale). Ogni esperienza mi ha comunque aiutata a migliorare e a maturare sempre di più».

C'è un «palcoscenico» più speciale di altri nel cuore della 19enne pontese: «Da piccola suonavo ogni tanto a qualche festa, quasi per gioco e per fare esperienza. Da lì è nata sempre di più la voglia di suonare in giro e di mettermi alla prova - conclude Ariel - Mi piace tantissimo anche camminare in montagna, e forse è anche per questo che adoro le feste negli alpeggi: si parte a piedi, a volte con fatica, si attraversano sentieri e si arriva in posti immersi nella natura… e lì inizia la musica e la festa. È qualcosa che mi emoziona sempre molto. Andare a suonare in montagna per me è una grande soddisfazione, perché anche solo per uno o due giorni si riesce a far rivivere paesini e alpeggi che con il tempo si sono un po’ spenti. Sono anche molto contenta e orgogliosa di essere una delle poche ragazze che suona la fisarmonica: per me è uno stimolo in più per continuare e migliorarmi sempre di più».