di Edoardo Abrate

RIVAROLO CANAVESE - C’è molto di canavesano nell’app più scaricata da tutti gli sportivi italiani. Si chiama Sportclubby ed è nata da un’idea del rivarolese, Biagio Bartoli, che l’ha poi realizzata insieme a Stefano De Amici. I numeri sono la cartina al tornasole di un successo che ha resistito alla pandemia e al lockdown: più di 800 strutture affiliate che hanno incrementato il loro fatturato tramite Sportclubby, quasi 800 mila utenti utilizzano Sportclubby per prenotare sport e benessere, più di 14 milioni di prenotazioni da app per più di 150 discipline differenti.

La startup è attualmente incubata in Wylab, il primo SportsTech Business Incubator in Italia. La piattaforma permette di seguire le proprie strutture sportive, prenotare un attività, acquistare abbonamenti ed incontrare nuove persone, accorciando le distanze tra le strutture e chi pratica sport, visto che attraverso l’app si può prenotare e pagare corsi e servizi offerti da sodalizi, club, federazioni e professionisti del settore.

«La tecnologia ha sempre accompagnato la mia vita – racconta Biagio Bartoli – A 13 anni mi cimentavo nello sviluppo di videogiochi. Crescendo ho unito alla tecnologia l’altra mia grande passione: lo sport. Negli ultimi 20 anni ho lavorato in multinazionali operative proprio in questi settori. Ho girato il mondo per lavoro e questo mi ha dato l’opportunità di cresce, aprire gli orizzonti e di non pensare mai al local ma solo al global. Per dodici anni sono stato responsabile di uno dei prodotti di punta dell’azienda Deltatre, piattaforma leader nella tecnologia applicata allo sport: dai mondiali di calcio alle olimpiadi ai tornei Atp. Poi c’è stata la chiamata di Wyscout, start-up di Chiavari e leader al mondo per un software per il calcio, usato tutte le squadre di calcio del mondo, dove mi sono occupato di product marketing. In quegli anni ha mosso i primi passi il progetto Sportclubby». «Tutto nasce dalla passione tra tecnologia e sport - aggiunge Biagio Bartoli – Con impegno e determinazione è diventato anche l’ambito in cui lavoriamo. L’idea di Sportclubby nasce, come tutti i prodotti, da un problema: la mancanza di informazioni sullo sport attorno a noi, per praticare ed aumentare la pratica sportiva di tutti. Aiutiamo le persone a condurre una vita più sana e felice collegando il mondo allo sport».
 
L’idea di Bartoli ha fatto centro e la app è sempre cresciuta, anche grazie ad alcuni investimenti importanti. In tre anni ha raccolto 4.5 Milioni di euro da venture Capitals ed investitore ed è tre le sport-tech Italian più capitalizzata. Nemmeno la pandemia l’ha arrestata: «Eravamo appena partiti quando ad inizio 2020 ci siamo trovati in lockdown con quasi tutte le strutture sportive chiuse – commenta Biagio Biartoli – All’inizio ci siamo preoccupati ma non ci siamo fermati. Paradossalmente la pandemia ha stravolto il nostro settore, accelerando l’utilizzo del digitale nello sport. Oggi, per esempio, è normale avere un’app per andare in palestra. La nostra piattaforma ha di fatto semplificato molti aspetti che rappresentano il nuovo volto dello sport: pagamenti digitali, community, lezioni online. E’ stato un periodo faticoso e lo è ancora. C’è ancora molto da fare. In Italia si fa fatica a capire il vero valore dei numeri per gestire un impresa come una struttura sportiva. E’ una barriera che è presente e va superata con un cambio di mentalità, specie nel nostro settore».

Il domani si chiama metaverso e soprattutto sostenibilità per Biagio Bartoli: “Ho sempre pensato che lo sport renda la vita delle persone migliore e la tecnologia è il mezzo più efficace per avvicinarle allo sport. Il futuro è anche e soprattutto sostenibilità e per questo stiamo per dare vita a interessanti progetti su questi temi». Resta perà molto forte il legame col Canavese: «Sono nato a Rivarolo – conclude Bartoli – i miei genitori vivono a Salassa e in Canavese ho tutti gli amici dell’infanzia. Il legame c’è ed è molto forte. Ai giovani di oggi però dico che è importante aprire la mente, viaggiare e conoscere culture, ambiti e realtà differenti. La fortuna conta molto ma va aiutata, dandosi da fare, tentativo dopo tentativo».

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