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RIVAROLO CANAVESE-RIVARA - Ci sono casi in cui la bicicletta non è solo un insieme di acciaio, leve e ruote, ma diventa un dono capace di trasformare, come per magia, una tranquilla e torrida estate in una indimenticabile avventura a misura d'uomo. E' quanto successo a Pietro Benvenuti, 23enne rivarolese, e Nicolò Messina, 25enne di Rivara. I due canavesani sono stati protagonisti di una piccola grande impresa sportiva: in sella alle loro due affidabili bici «muscolari» da gravel sono partiti da Rivarolo Canavese e hanno raggiunto Parigi.

Otto giorni di pedalate, 120 chilometri percorsi ogni 24 ore per un viaggio con quasi 7mila metri di dislivello. Sono i numeri del loro spettacolare tour che ha idealmente unito il nostro territorio con quello d'Oltralpe. L'inizio è stato subito in salita con la prima tappa fino a Courmayeur. Rotto il ghiaccio, Pietro e Nicolò non si sono più fermati. Hanno passato il colle del Piccolo San Bernardo, poi Albertville, la Savoia, la suggestiva Borgogna e infine la mitica Ville Lumiere con l'immancabile selfie sotto la Torre Effeil. Tutto quotidianamente documentato su Instagram nella loro pagina social «Canavélo Expedition», il punto di riferimento web per il gruppo di appassionati di ciclismo e bici creato da Nicolò e Pietro insieme al fratello di quest'ultimo, Carlo.

«E' stato un viaggio fantastico - raccontano Pietro e Nicolò - Abbiamo entrambi praticato sport fin da giovani. Veniamo da discipline molto diverse rispetto al ciclismo. La passione per la bici è esplosa da un annetto circa, ma l'abbiamo ereditata dalla famiglia. Entrambi i nostri genitori e nonni seguono il ciclismo e le grandi manifestazioni come Giro e Tour de France. L'idea era quella di realizzare una vacanza viaggio diversa dal solito. Così, abbiamo preso le bici da gravel, ci siamo fatti fare le divise con gli inserti bianconeri e granata come i colori delle due squadre di calcio di Torino e abbiamo aperto la pagina social "Canavèlo Expedition", un po' per utilizzarla come contenitore delle foto delle nostre avventure, un po' per documentare le nostre uscite in bicicletta. La scelta di Parigi e della Francia per il Tour e l'importanza che hanno per il mondo delle due ruote è stata quasi ovvia. D'altronde, "Canavélo" è un po' un mix tra Canavese, il nostro territorio, e "le vélo", che vuol dire bicicletta in francese. Non è la nostra prima esperienza di questo tipo: siamo già andati in bici fino a Firenze per poi raggiungere Forte dei Marmi e da lì ritornare nel capoluogo toscano, ma quest'anno è stato speciale».

«Viaggiare in bici ti dà la possibilità di vedere i posti che si attraversano con un'occhio diverso - aggiungono Pietro e Nicolò - Li si apprezzano e vivono in modo unico. In auto non sarebbe la stessa cosa. Si ha anche più possibilità di incontrare e conoscere nuove persone. Sono stati tutti accoglienti e gentili. Quando abbiamo bucato, c'è subito stato chi si è offerto di aiutarci. Dobbiamo dire poi che la Francia con le sue piste ciclabili è perfetta per questo tipo di avventura. Abbiamo attraversato paesaggi meravigliosi, sentieri e strade bianche suggestive. L'unico piccolo inconveniente è stato il forte vento contrario».

«La parte più emozionante, oltre ovviamente l'arrivo a Parigi, è stata la partenza - sottolinea Pietro - E' stato il momento in cui siamo usciti dalla nostra comfort zone. Lì mi sono detto: "Allora lo stiamo facendo davvero"». «E' stata una bella sfida - sottolinea Nicolò - Ci siamo messi in gioco fisicamente, perché abbiamo pedalato per otto giorni di fila, ma anche mentalmente. Non era così scontato o facile. Però, consiglio a tutti un viaggio simile». E' il tempo dei ringraziamenti per i due giovani viaggiatori canavesani, che ora torneranno ai loro impegni universitari e lavorativi: «Un doveroso grazie va alle nostre famiglie, agli amici e a Carlo, che per un problemino di salute alla vigilia della partenza purtroppo non è potuto venire con noi: ci hanno supportato sempre e seguito durante tutto il viaggio via social e telefono. Un grande grazie va infine ai nostri sponsor Nicma e Cevig».