Adriano Rovoletto (nella foto con Pietro Cavallero e Sante Notarnicola, il primo da destra) si è spento l'altra sera in una stanza del Cto. L'autista della banda Cavallero, che il 7 aprile del 1966 mise a segno uno dei colpi più importanti degli anni '60, è morto senza fasti dopo un lungo periodo di malattia. Se ne va un elemento chiave della banda criminale lombarda che alla fine degli anni '60 terrorizzò Torino ed il Canavese. Il gruppo composto da Pietro Cavallero, morto nel '97, Sante Notarnicola e Adriano Rovoletto era specializzato nelle rapine ai danni di banche ed uffici. Prima Rivarolo e poi Ciriè, nel mezzo decine di colpi ai danni delle banche di Milano e della Lombardia, ostaggi e, purtroppo, anche delle vittime innocenti come il medico Gajottino. Nella loro carriera criminale i tre accumularono 98 milioni di lire. 
 
Cinque milioni il bottino della rapina avvenuta nel primo pomeriggio del giovedì Santo a Rivarolo Canavese. Erano da poco passate le 15 quando i rapinatori entrarono nella sede della Banca Popolare di Novara, in corso Torino. Coperti dai passamontagna sollevarono le armi nascoste sotto i cappotti sequestrando 14 impiegati ed obbligandoli a consegnar loro i soldi custoditi all'interno della cassaforte. Per evitare reazioni eroiche da parte degli impiegati i tre presero in ostaggio un giovane dipendente, Giovanni Merlo, allora 38enne, che mentre veniva spinto a forza lungo Corso Torino aveva cercato di dissuadere la banda. 
 
Spietati, cinici e precisi. Cinque minuti dopo il primo colpo i banditi entrarono all'interno della sede della Cassa di Risparmio di Torino, allora nei locali che oggi ospitano la macelleria Bonino. In sei minuti riuscirono a farsi consegnare tutti i risparmi presenti nella filiale. A finire nelle mani della banda fu l'impiegata Graziella Gava, allora 28enne, che fu utilizzata anche come scudo all'uscita dall'edificio. 
 
Nel frattempo il personale della Novara riuscì ad avvisare le forze dell'ordine che arrivarono di fronte al monumento mentre gli uomini stavano uscendo dalla seconda banca. Presi alla sprovvista i balordi ingaggiarono uno scontro a fuoco con il carabiniere Alberto Raul, che riuscì a ferire uno dei banditi senza però impedirne la fuga. Nemmeno la prontezza di un cittadino riuscì a fermare il quarto complice che trovò rifugio nella folla di un funerale. Undici minuti che, indelebili, hanno segnato la storia della città di Rivarolo.

Galleria fotografica

Articoli correlati