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VALPRATO SOANA - C’è chi attraversa il tempo lasciando tracce profonde, senza clamore e senza bisogno di ribalte. Maria Pecchenino, per tutti «la Maria di Valprato» o la «Signora Maria dell’Alpina», è una di queste figure: la storica e apprezzata cuoca, classe 1937, è una presenza costante, discreta e imprescindibile per la Valle Soana e per l’intero Canavese.

Nei giorni scorsi, a Valprato, le è stato conferito un riconoscimento che va oltre la formalità istituzionale e diventa simbolo di una storia collettiva. Il Consigliere regionale Fabio Carosso, al termine di un tour tra diverse realtà canavesane e accompagnato da Andrea Cane e Federico Bianco Levrin, ha voluto omaggiare Maria Pecchenino con l’onorificenza della Regione Piemonte «Maestra e custode di saperi e sapori della cucina piemontese». Un titolo che appare cucito su misura per chi, per decenni, ha custodito non solo ricette e tradizioni gastronomiche, ma anche un modo di accogliere, raccontare e vivere la montagna. La Trattoria Alpina non è stata soltanto un luogo dove mangiare, ma un punto di riferimento umano e culturale, capace di unire generazioni, stagioni e storie diverse. La consegna dell’onorificenza si è svolta in un’atmosfera intima e autentica, resa ancora più suggestiva dalle note della fisarmonica di Marco Valsoano, voce musicale di quella tradizione popolare che trova nella Valle Soana una delle sue espressioni più sincere.

«La Maria di Valprato, la Signora Maria dell’Alpina, al secolo Maria Pecchenino, è un’istituzione per la Valle Soana e per tutto il Canavese - ha commentato su Facebook l'onorevole Alessandro Giglio Vigna - Sono felice che il Consigliere Regionale Fabio Carosso, accompagnato da Andrea Cane e Federico Bianco Levrin, abbia voluto omaggiarla con l’onorificenza della Regione Piemonte “Maestra e Custode di Saperi e Sapori della Cucina Piemontese”. Non poteva esserci riconoscimento più appropriato per la Signora Maria, in un momento reso ancora più magico dalle note della fisarmonica di Marco Valsoano. La Maria non è sui social, ma spero che questo mio messaggio di complimenti e di felicitazioni per questo traguardo le arrivi. La prossima volta che andrò all’Alpina mi toccherà chiamarla Maestra Maria, e sarà un piacere farlo». Parole che sono il segno tangibile di una gratitudine condivisa, di un patrimonio umano che la comunità riconosce come proprio. Un tributo a una donna che, con semplicità e costanza, ha saputo trasformare il quotidiano in qualcosa di duraturo.