E’ una piacevole  commedia sui rapporti generazionali tra nonni e nipoti il terzo film di Rose Bosch, con Anna Galiena e Jean Reno. «Un'estate in Provenza», non è incentrato solo sullo scontro generazionale, ma è anche un confronto sul vivere in campagna o in città. La regista mette a confronto la generazione che aveva fatto la rivoluzione nel ’68, che era andata a Woodstock  protestando contro le guerre, e i giovani di oggi che fanno i ribelli, ma si scoprono meno idealisti e molto influenzati dall’era tecnologica, dove tutto filtra senza che ne siano veramente toccati.
 
Gli adolescenti Lèa, Adrien e Théo, sordomuto dalla nascita, sono costretti a passare l'estate in Provenza dai nonni Paul (Jean Reno) e Irene (Anna Galiena). A causa di alcuni attriti familiari Paul, un ovicoltore severo e burbero, non ha mai conosciuto i nipoti e non riesce a gestire la situazione con i nipoti fino ad arrivare allo scontro generazionale. Presto, però, si riaffaccia il suo passato ribelle e tempestoso e i trasgressivi anni settanta vengono a galla mettendo in luce il suo lato più umano e affettuoso.  
 
Un atteggiamento questo che annulla le differenze tra la vita di città e di campagna e le due generazioni possono finalmente incontrarsi. Quindi, quella che si prospettava una vacanza da incubo, consente a Léa e Adrien di crescere e confrontarsi e a Thèo di scoprire che l’amore, quello vero, non ha bisogno di parole, ma di gesti che lo dimostrano. Perché le differenze e le difficoltà si superano se c’è la volontà di farlo e di accettarle. (Santho Iorio)

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