Se le polemiche generate dallo sfratto del carnevale di domenica scorsa siano servite a dare una scossa alle trattative non è dato saperlo. Di certo la Regione, adesso, fa sul serio nel tentativo di riprendersi alcuni musei e palazzi storici passati, qualche anno fa, sotto l'egida del Polo museale del Piemonte che fa capo direttamente al Ministero dei beni culturali. Tra questi palazzi figurano anche il castello ducale di Agliè e l'abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese.

Proprio oggi, infatti, dovrebbe decollare la trattativa tra la Regione, rappresentata dall'assessore alla cultura Antonella Parigi, e il ministro agli Affari Regionali, Erika Stefani. Il Piemonte chiede sostanzialmente di assumere la piena potestà della valorizzazione degli otto siti che al momento fanno riferimento al Polo museale del Piemonte. L'elenco, oltre ad Agliè e San Benigno, comprende il castello di Moncalieri, l'Abbazia di Vezzolano, il Forte di Gavi e altre tre residenze dei Savoia che fanno parte del patrimonio Unesco, ovver palazzo Carignano, Villa della Regina e il castello di Racconigi.

La richiesta, però, potrebbe limitarsi a quei musei o castelli che, al momento, secondo quanto affermato dallo stesso Polo museale, non riescono ad autosostentarsi senza l'aiuto di ulteriori fondi statali (che, ovviamente, sono sempre meno). In questa lista, comunque, figurerebbero sia l'abbazia di San Benigno che il castello di Agliè. E proprio la necessità di autosostentarsi avrebbe "giustificato" la richiesta agli organizzatori del carnevale storico alladiese di pagare fino a 600 euro per utilizzare il salone al piano terra per poco più di trenta minuti, il tempo necessario, domenica scorsa, a presentare i Conti di San Martino, personaggi principali del carnevale.

La Regione, quindi, prendendo ad esempio quello che di buono è stato fatto a Venaria con la Reggia sabauda, potrebbe riproporre subito lo stesso modello anche per il rilancio delle altre residenze Unesco, castello di Agliè compreso.

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