Luigi Sergio Ricca, sindaco di Bollengo, lascia la presidenza dell'Associazione Nazionale Piccoli Comuni della Città metropolitana di Torino. Alla base della decisione motivi personali. Ricca ha annunciato le dimissioni con una lettera inviata ai colleghi. «L’occasione mi permette di fare un sintetico bilancio dell’attività svolta in questi due anni - dice il sindaco di Bollengo - si è lavorato in una fase di grandi cambiamenti dell’architettura istituzionale del Paese, con l’avvio del percorso della costituzione della Città Metropolitana e del percorso, che si voleva obbligatorio, di gestione associata delle funzioni. Pur rispettando consapevolmente l’obbligo di attuare le disposizioni del legislatore, si è dato vita ad una necessaria operazione “verità”, mettendo in risalto le contraddizioni delle leggi in questione, che oggi, a due anni di distanza, vengono riconosciute anche da una più ampia platea».
 
Per Ricca è stato corretto il possibile, non quello che compete invece al legislatore nazionale. «Oggi, dopo il recente rinnovo del Consiglio dopo il primo mandato metropolitano, le contraddizioni sono ancor più evidenti. C’è un Sindaco metropolitano scelto dai soli elettori ed elettrici di Torino che ha una schiacciante maggioranza in città ma che non ha la maggioranza del Consiglio metropolitano. Ma, allo stesso tempo,  non c’è nessun altro partito che possa dire di essere maggioranza. E la non partecipazione al voto degli amministratori è stata ancora più elevata del voto precedente, anche se il dato è passato di fatto nel silenzio degli organi di informazione. E’ evidente che il meccanismo non funziona».
 
Ricca continuerà a lavorare all’interno della Zona Omogenea 9 dell’Eporediese. «Una strada che mi auguro possa portare, con la collaborazione di tutti, a buoni risultati, superando quel parlare di generica riduzione del numero dei Comuni, che, senza tener conto dell’effettivo loro ruolo sul territorio, è velleitario e frutto di improvvisazione. Ritengo importante richiamare la vostra attenzione sul nuovo mandato della Città Metropolitana. E’ in quella sede che si gioca il futuro dei nostri territori. Dipenderà dalla nostra capacità non solo di metterne in risalto le contraddizioni, ma di essere propositivi e di lavorare nelle Zone Omogenee e nei loro coordinamenti per farle diventare il punto di riferimento per le scelte sul territorio. Se la Città metropolitana vuole essere riconosciuta come tale da tutto il territorio deve avere come riferimento del proprio impegno tutto il territorio. Le progettualità strategiche di Torino e della prima cintura devono essere allargate a tutti».

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