Sabato 30 settembre ha avuto luogo, presso il salone della parrocchia di Borgaro dedicata ai santi Cosma e Damiano, un incontro molto toccante con Margherita Caruso, conosciuta meglio con il nome del marito, Coletta, uno dei 19 italiani morti nel tragico attentato di Nassiryah del 12 novembre 2003. Sono passati quindici anni ma sembra ieri quando le notizie dei giornali fornivano sempre più drammatiche informazioni su uno dei lutti maggiormente significativi per il nostro paese dal termine della II guerra mondiale. Un gruppo di terroristi attacca la caserma dei carabinieri a Nassiryah, in Irak, portando dietro di sè una striscia di sangue e di dolore: 19 soldati e 9 civili uccisi, decine di feriti. Molti di noi hanno pianto assistendo al rito funebre tenutosi dopo qualche giorno a Roma. Moltissimi si sono commossi sentendo le parole di don Giussani al TG2 la sera successiva l'attentato.

Il racconto di Margherita ha avuto inizio da quel momento.  Affiancata dalla giornalista di Avvenire Lucia Bellaspiga, la signora Coletta ha raccontato della sua vita, di suo marito e della sua dedizione all'Arma dei Carabinieri, dei suoi figli: Paolo, morto di tumore all'età di 6 anni e di Maria che aveva pochi anni quando il padre gli è stato portato via. La cosa più impressionante, anzi imponente, del racconto della signora Coletta è stata proprio questa: quando ti portano via un marito, lasciano tua figlia orfana di padre dopo che aveva gia perso un fratellino, quello che muove il cuore non è l'odio ma la speranza, la misericordia. Da quel dramma è  nata un'associazione che ha fatto tanto bene in diverse parti del mondo, in primis in Burkina Faso. Grazie a donazioni, all'amicizia con alcuni carcerati di Padova che producono il migliore panettone italiano, a tante persone di buona volontà, quest'associazione ha portato salute a tante centinaia dj bambini, proprio come voleva fare, anzi, come stava facendo il marito Giuseppe in Irak prima di essere portato a fianco del suo amato figlio Paolo.

Durante l'incontro sono state proposte alcune sequenze di foto della storia di Giuseppe Coletta. Al termine, dopo la conclusione della serata da parte del parroco don Stefano,  i partecipanti hanno potuto portare la loro partecipazione alla signora Margherita. Una serata che ha aiutato tutti i presenti a capire che un mondo nuovo ė possibile, che la speranza può nascere anche nei drammi più profondi. (P.R)

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