Il "caso Defassi" finisce con una stretta di mano fra i bambini e tra le famiglie. Allarme rientrato a meno di 24 ore dal post di un padre che aveva denunciato tramite Facebook come il figlio di 7 anni, che frequenta la scuola elementare di Borgaro, fosse da tempo oggetto di insulti a sfondo razziale da parte di una compagna di classe. "Sei un nero, sei un nero", la frase incriminata. Il piccolo ha padre italiano e madre della Guyana Britannica, un piccolo paese facente parte della Comunita’ Caraibica, ma localizzato in Sud America, tra il Brasile ed Il Venezuela. Dal 2014 vive a Borgaro assieme alla sua famiglia.
Nel tardo pomeriggio di ieri si è svolto nella direzione scolastica, alla presenza dei genitori e dei due bambini, un confronto risolutore con la maestra e la dirigente scolastica.

"Oggi pomeriggio ho assistito personalmente al colloquio tra le due mamme richiesto dalla maestra prima della pubblicazione del post, nel quale è emerso che non si è mai verificato alcun episodio di razzismo, ma solo un comunissimo litigio tra due bambini di sette anni che si sono poi stretti la mano e si sono chiesti reciprocamente scusa, dimostrando una maturità superiore a quella di noi adulti. Il colloquio si è concluso anche con una stretta di mano tra le due mamme e con l’impegno a rivolgersi all’Istituzione scolastica per la risoluzione di problemi riguardanti la vita dei propri figli. La pubblicazione di un post così pesante, che ha scatenato un vero e proprio sciacallaggio mediatico, in cui ancora una volta la scuola, non solo la nostra, ma la scuola in generale, ha subito attacchi denigratori di ogni genere. Continuare a delegittimare, denigrare, offendere pubblicamente l’Istituzione scuola, incrinando il rapporto di fiducia dei bambini e delle loro famiglie nei confronti dell’Istituzione scolastica preposta ad un compito delicatissimo che è quello della formazione dei futuri cittadini del nostro Paese e del mondo intero, espone ad un serio rischio la democrazia del nostro paese. Mai nessun bambino dovrà smettere di credere nei suoi insegnanti e nelle Istituzioni della nostra Repubbica", commenta la dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo, Lucrezia Russo.

Il padre del bambino è felice per come si sia conclusa questa vicenda: "Sia io sia la mia famiglia siamo molto vicini alla bambina e alla maestra di nostro figlio. Non abbiamo mai usato la parola razzismo. Questo perché I bambini non conoscono il significato orribile di questa parola. Ed è bene che sia così. I due bambini si sono incontrati e, come fanno tutti i bambini, si sono chiesti scusa. Ringrazio moltissimo la preside e la maestra per aver affrontato il problema ed averlo risolto in maniera esemplare. Un abbraccio a tutti I bambini della Scuola De Fassi".

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