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BRANDIZZO - L’amministrazione comunale di Brandizzo, in collaborazione con la sezione Anpi di Chivasso, celebra la ricorrenza internazionale del Giorno della Memoria 2026 con un’iniziativa dal profondo significato simbolico e storico. Venerdì 30 gennaio 2026, alle ore 11, davanti all’ingresso del Palazzo Comunale di Via Torino 121, si svolgerà la cerimonia di posa della Pietra d’Inciampo, in memoria del concittadino Leone Casale, deportato a Mauthausen nel 1944.

«Le Pietre di Inciampo sono piccoli monumenti commemorativi installati in tutta Europa per ricordare le vittime della deportazione nazista e fascista, create dall'artista tedesco Gunter Demnig, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria delle vittime del nazifascismo, restituendo un’identità e una storia alle persone che furono ridotte a mero numero nei campi di sterminio - spiega la sindaca Monica Durante - Alla cerimonia parteciperanno, oltre alle autorità, i parenti della vittima, le associazioni del territorio, gli alunni e le alunne dell’Istituto Comprensivo “G. Rodari” di Brandizzo».

Leone Casale nacque a Brandizzo il 9 giugno del 1917. Giovanissimo, servì nell’artiglieria alpina del Regio Esercito Italiano per poi diventare muratore di professione. Come racconta lo studioso e scrittore canavesano Alessandro Mella: «Dopo il drammatico armistizio dell’8 settembre 1943 e la nascita della Repubblica Sociale Italiana Leone rifiutò l’arruolamento imposto dai Bandi Graziani e decise di salire sulle colline di Casalborgone per non dover subire un’adesione forzata e non sentita. Fu qui che decise di fare la sua parte nella lotta contro il fascismo ormai al crepuscolo e contro l’occupante tedesco la cui ferocia si era già abbondantemente mostrata.

Aderì, quindi, alle formazioni partigiane unendosi all’11ª Divisione Garibaldi dal 1° febbraio 1944 come partigiano combattente. Fu catturato dai militi delle Brigate Nere e tradotto a Chivasso. Dove esisteva, in effetti, un presidio della 1ª Brigata Nera Ather Capelli, comandato da Mario Volonté padre del celeberrimo attore Gian Maria. Vi restò, tuttavia, pochissimo poiché venne da lì a poco trasferito all’Albergo Nazionale di via Roma a Torino dove avevano sede i comandi SS, SD e Gestapo di Torino. Da qui egli prese la via del campo di smistamento di Bolzano, anticamera dell’invio nei famigerati lager sparsi per l’Europa occupata. Da Bolzano riuscì ancora a scrivere alla famiglia prima del trasferimento a Mauthausen ove fu recluso con il numero di matricola 115.428.

Qui, purtroppo, si spense il 31 marzo 1945. Il pensiero di questo giovane catturato, malmenato, caricato su di un treno e portato all’inferno a trovare una morte drammatica cui avrebbe potuto forse sottrarsi accettando qualche compromesso. Ma lui no, la sua limpidezza umana e morale non gli permisero di sacrificare dignità ed onore. Questa sua grandezza senza fine lo condusse tra i reticolati del lager dove il suo cuore, quello sì, non fu corrotto e restò libero fino all’ultimo respiro. Un esempio da ricordare, sempre, da indicare ai nostri giovani ed alle generazioni future».